Meditazione for dummies. Cos’è e perchè farla

Parlare di meditazione non è mai facile, si rischia sempre di finire in discorsi banali, o teorico-idealistici, e luoghi comuni…. Credo non sia possibile parlare di meditazione tout-court, ma solo di propria esperienza nella pratica della meditazione. Perché alla fine, anche dopo oltre venti anni di esperienza, ci si rende conto che si è pur sempre dei dummies (la traduzione letterale forse più corretta del termine dummy è “imbranato”, “negato”, ma nell’uso corrente consolidato il termine prende il significato di “principiante”), e l’unico modo per parlarne è da un dummy ad altri dummies, con umiltà, perché si scopre strada facendo di riuscire finalmente a fare cose che sarebbero nell’abc solo dopo anni di esperienza, o di essersi illusi per tanto tempo di fare le cose nel modo corretto, per poi rimanere disarmati e sbigottiti quando si fa un salto di consapevolezza…. Ma meditare è questo, una scoperta continua di se stessi e delle proprie capacità.. e incapacità. E’ una compagna di vita, una tecnica fondamentale nel risveglio della coscienza, anzi da millenni è la tecnica per antonomasia del risveglio della coscienza, una volta che sia ben compreso che cosa  si intenda per meditazione, quale sia il suo significato intrinseco. Quando si contatta il suo magnete e si comprende che è uno stato dell’Essere.

Credo sia fondamentale, in questo periodo storico, riuscire ad agganciare i cosiddetti argomenti “spirituali” alla vita quotidiana, a una crescita di benessere tangibile, che possa essere compreso e vissuto con la mente e col cuore, svincolato da idealismi o schemi di pensiero superati. Ne parlo da un punto di vista personale, senza pretese, come una condivisione del mio vissuto, dei miei errori, delle mie piccole comprensioni, che mi ha portato ad associare la meditazione alla vita quotidiana, e a ogni azione compiuta durante il giorno.

L’immaginario collettivo trasmette un’idea della meditazione o molto mistica o molto fuorviante, come una forma particolare di preghiera e comunque associata al campo religioso, oppure, cosa ancor peggiore, a qualche pratica new age, in cui personaggi alquanto “alternativi” si siedono in posizioni tendenzialmente scomode, vestiti in modo improbabile, pronunciando suoni e frasi senza senso, dai presunti poteri “magici”, con l’aspettativa di chissà quali effetti, visioni e illuminazioni…che puntualmente dichiarano di avere.

La meditazione è una vera scienza, con le sue leggi, i suoi metodi, i suoi risultati. Una scienza che può essere verificata solamente in un laboratorio molto particolare, se stessi, un laboratorio diffusissimo sul pianeta Terra eppure così poco riconosciuto come reale e oggettivo….

Meditazione non è qualcosa che si comincia a fare ad un certo punto nella vita, in realtà è qualcosa  che a un certo punto si continua a fare meglio e consapevolmente.

A tutti è capitato di avere un problema e di non vedere la soluzione. Magari quando si era studenti, un problema matematico che non si riusciva a risolvere, oppure un passaggio filosofico incomprensibile. O sul lavoro, una situazione difficile senza vie d’uscita. O un problema in famiglia. Insomma, succede che ci pensi e ripensi, si cerchi di vedere il problema da tutte le angolazioni, lo si elabori fino allo sfinimento. Niente, la soluzione non si presenta. Non esiste, ci diciamo. Allora, sfiniti, smettiamo di pensarci. E’ stato fatto tutto il possibile. Pensiamo ad altro, ci rilassiamo con qualche passatempo, spegniamo la mente, se ne siamo capaci, o lei si spegne da sola perché esausta. E dopo un po’, mentre stiamo facendo tutt’altro, mentre siamo nel dormiveglia, oppure siamo sotto la doccia (a me è capitato spesso sotto la doccia…), o stiamo passeggiando o guidando, ecco un lampo di intuizione, un elemento mai considerato prima, un nuovo fattore, che apre nuove prospettive. Allora tutto il problema viene rivalutato e riesaminato alla luce del nuovo elemento, e ci si ritrova a dire: “che stupido, era così semplice, perché non ci ho pensato prima?”. Ogni tassello va al suo posto e la soluzione, che sembrava inesistente, si delinea quasi da sola, mentre con l’immaginazione si piazza  facilmente ogni elemento al posto giusto, un nuovo puzzle si compone velocemente e la soluzione del problema appare chiara ed evidente. A chi non è capitato? A tutti e anche di frequente.

Questo è esattamente il processo della meditazione creativa, così come è stata codificata da Roberto Assagioli nel secolo scorso, ma intendiamoci, tutti i sistemi di meditazione diffusi nel mondo sono simili, possono cambiare nome, tecniche, procedure, ma le differenze sono solo esteriori, perché si occupano della mente, e la mente è uguale nella sua struttura per tutti gli uomini del pianeta. Dicevamo di Assagioli, che ha chiamato le varie fasi della meditazione: meditazione riflessiva, ricettiva e creativa. Tutte le varie tecniche di meditazione sparse sul pianeta possono essere ricondotte a uno di questi stadi o ad una miscela dei tre. Ma prima di continuare è essenziale chiarire una cosa fondamentale: meditazione è uno stato dell’essere. Non è la sequenza degli avvenimenti, non è la sequenza dei processi riflessivo, ricettivo e creativo, è il processo stesso, è la consapevolezza di essere nel processo, di essere la Presenza all’interno del processo. Questo è un punto fondamentale: la meditazione non è il sedersi in una data posizione per mezzora al giorno. Quello è solo un allenamento. Una parte dell’allenamento.  Meditazione è essere presenti a se stessi. Nel mondo caotico di oggi, nel mondo psichico soggetto al continuo bombardamento di stimoli esterni, sedersi ogni mattina (o in un altro momento preciso della giornata, possibilmente sempre alla stessa ora) e mettersi a “meditare”, costituisce un angolo di pace e isolamento  forzato (un atto consapevolmente scelto) per rivolgersi all’interno, ascoltare il corpo, prenderne coscienza, essere presente in ogni parte, per osservare e contattare ogni stato emotivo, e osservare con distacco il proprio corpo mentale, i propri pensieri. E’ un esercizio di Presenza e di “disidentificazione”, in cui ci alleniamo a costruire quel nucleo centrale di noi stessi che è presente a ogni parte di sé eppure non si identifica con nulla, rimane un centro di pura autocoscienza. Destrutturiamo piano piano un meccanismo automatico di risposta basato sulla non consapevolezza e su azioni inconsce per  costruirne uno nuovo, basato sulla consapevolezza, per rendere automatico e costante il nostro stato di Presenza.  Lo costruiamo e facciamo crescere in forza di giorno in giorno (grazie a quella mezzora quotidiana in cui con perseveranza scegliamo di allenarci) e ci aiuta a estendere la capacità di essere presenti qualsiasi cosa facciamo, in qualunque momento della giornata. Sempre. Questo è lo scopo, e una volta raggiunto la meditazione nel senso classico perde di significato, non è più necessaria, e il sedersi a meditare diventa uno sforzo massimo e focalizzato di creazione…. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Quindi, tutte le tecniche, gli esercizi normalmente insegnati e praticati quando “si fa meditazione” tendono essenzialmente a questo, a sviluppare coscientemente e scientificamente quei processi e quei meccanismi che espandono la nostra consapevolezza, la nostra Presenza all’interno del nostro equipaggiamento (i nostri corpi fisico, emotivo e mentale) e l’espansione e il perfezionamento degli stessi. In gergo tecnico si dice che servono a intessere un qualche filo dell’antahkarana, o ponte arcobaleno, che collega la coscienza di veglia nel cervello fisico a tutti gli altri livelli di consapevolezza ed esperienza dell’essere umano.

Fondamentalmente la meditazione è la scienza della mente, perché la mente è il più grande nemico della Presenza, dell’Osservatore, ma anche il suo più grande strumento potenziale. Con la meditazione correttamente intesa la mente viene conosciuta per quello che è, viene allenata e sviluppata alle sue massime possibilità. Così dalla mente che viene trascinata in attività dalle nostre emozioni, si sviluppa la mente che esiste nel mondo delle Idee, il suo vero piano di esistenza, la sua vera ragion d’essere.  I nostri corpi fisici hanno una lunga storia, anche il corpo emotivo ha raggiunto una grande potenza e sensibilità, la mente è tra tutti l’equipaggiamento più giovane, quello che come Umanità stiamo sviluppando e imparando a conoscere e utilizzare. Proprio perché rappresenta il punto di raggiungimento ne rappresenta anche il punto di tensione, lo sforzo massimo dell’era attuale. La mente non è che uno strumento dell’IO SONO, della Divinità Essenziale che ciascuno di noi è, ma per molto tempo viene vissuta come il punto focale dell’identità, oppure quando tale identità è ancora polarizzata nel corpo emotivo è lo strumento del corpo emotivo stesso, dà voce e struttura di pensiero ai sentimenti, alle emozioni, ai bisogni. Viene utilizzata per razionalizzare le emozioni. E per riviverle. O negarle.  Infatti non si desidera ciò che si pensa ma si pensa ciò che si desidera.

Lo scopo della mente è essere subordinata alla Volontà, al proposito che è sempre connesso all’IO SONO, lo strumento di pianificazione del proposito. Ma questo è un percorso molto lungo e che richiede un grande sforzo. Uno sforzo che va profuso in modo scientifico.

Così all’interno di questo percorso ci sono esercizi che sviluppano innanzitutto la capacità di essere presenti, nel qui ed ora, di mettere in moto l’osservazione del corpo fisico, del corpo emotivo e del corpo mentale, di intervenire per comprendere le tecniche di rilassamento del corpo fisico, variare la vibrazione del corpo emotivo e cambiarne lo stato emotivo. E poi esercizi (che appartengono alla sfera della meditazione riflessiva) per sviluppare la capacità di mantenere la mente su un argomento preciso, senza lasciarla divagare, cioè sviluppare la capacità di concentrarsi (e non solo su ciò che piace…). Non solo, si può allenare la mente anche a cercare ogni aspetto di un dato argomento, “forzandola” ad uscire dalla cerchia di quei pochi triti e ritriti pensieri così da entrare in contatto con significati nuovi, più ampi. Attraverso le tecniche di meditazione riflessiva la mente sviluppa la capacità di rimanere focalizzata e di cogliere velocemente i molteplici aspetti di un concetto, un oggetto, una relazione o situazione.

Con la meditazione ricettiva andiamo oltre. Impariamo a mantenere la mente attenta ma senza pensieri. La mente “è” anche quando non pensa, anzi è proprio quando non pensa ma è in uno stato ricettivo e attivo, non passivo che tende al sonno, che possiamo renderci conto di essere pura coscienza, di essere qualcosa di diverso, che va “oltre” la nostra stessa mente. Possiamo osservare il pensiero che si genera in essa e riconoscerla come un mero strumento a nostra disposizione.  In questo stato ricettivo di attenzione e Presenza possono entrare intuizioni, elementi nuovi,  che arrivano da fuori, dal nostro IO SONO. E’ lo sviluppo del contatto verticale.

Per ultimo con la meditazione creativa si esercitano le capacità di immaginare e visualizzare, per “agire senza agire”, per pianificare, sviluppare e costruire ciò che ancora non esiste, per creare il futuro nell’oggi, nel qui ed ora. Questo è il culmine di tutto il processo, ed è l’utilizzo dell’equipaggiamento in risposta al contatto con l’IO SONO, in un processo scientifico di allineamento, elaborazione, creazione.

Tutto questo ha grandi ripercussioni sulla vita quotidiana, perché ci fornisce un maggior autocontrollo, una maggiore capacità di restare calmi qualunque cosa accada, maggiore forza per affrontare le situazioni, maggiore lucidità nel trovare le soluzioni. Possiamo dirigere la nostra Vita e non essere una barca alla deriva nel mare delle emozioni. E al contempo sviluppare una sensibilità emotiva molto superiore.

Già questo potrebbe spingere una persona ad iniziare un percorso di meditazione, perché ha una grande utilità pratica. Ma non è tutto. Ci sono degli effetti collaterali, per così dire. Effetti collaterali interessanti… di cui parleremo la prossima volta.

 

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