La Letteratura consolatoria: un altro psicofarmaco.

Credere che la Letteratura debba assolvere solo il compito di intrattenere è come illudersi che la religione abbia qualcosa a che fare con la spiritualità.

La bellezza? Quella che avrebbe dovuto salvare il mondo? Sì, proprio lei. Ma è irriconoscibile. L’hanno massacrata di psicofarmaci. Oggi, triste anche a dirsi, pare idiota.

Continuare a credere che il monopolio formato dai 4 gruppi editoriali italiani (con il 97% circa della tiratura) possa essere l’unico canale rappresentativo della Letteratura contemporanea è come pensare che il parlamento sia quanto di meglio possa esprimere politicamente il popolo italiano. Credere poi che dei soggetti (critici, editor e altri preposti alla valutazione degli inediti) addomesticati a riconoscere soltanto quanto il loro palato è stato abituato negli ultimi anni ad ospitare siano in grado di valutare un’opera letteraria da una sinossi di poche righe è pura fantascienza e quindi, forse, vera Letteratura.

Si rende indispensabile una riforma scolastica. Prescindendo dalla quale ben poche possibilità restano al futuro. Non un accomodamento che sposti poco danaro privilegiando una miseria al posto di un’altra. E’ irrinunciabile un ripensamento sostanziale del modello educativo e culturale italiano. Anche riscrivendo la storia della Letteratura e affrontando il profondo Perché dei suoi veri Autori (quelli dimenticati o falsati da certa critica ortodossa).

Questa scuola di mediocrità che è diventata la pseudo cultura italiana, monopolizzata e finalizzata solo a narcotizzare e a consolare, rende l’unico servigio del noto “medico pietoso” ed è una delle principali negatività che bloccano la crescita del popolo e ne cancrenizzano lo spirito.

Luoghi comuni in testa alle classifiche che siamo stanchi di sentirci ripetere. Variazioni su un unico tema che ipnotizza e rende catatonico anche il lettore più volenteroso. Le critiche agli autori in voga sono quelle di chi vorrebbe soltanto trovarsi al loro posto e non di chi vorrebbe dire qualcosa di veramente diverso. Sarebbe come se si denunciasse la corruzione di un sistema politico solo per sostituirsi a questo e poter rubare al posto di chi lo sta facendo oggi. La storia di ogni rivoluzione?

Al di là del livello formale, con minime variazioni nella dimensione dello spazio cognitivo proposto (di solito monolocali parzialmente da ristrutturare), e della padronanza tecnica del mezzo espressivo (cosa per altro sempre più rara) chi potrebbe indicare delle differenze sostanziali tra un autore contemporaneo ed un altro? Così dalla già compromessa divulgazione filosofica di Osho si declina fino a Fabio Volo.

Proviamo con il fantasy…C’è stato un tempo in cui…lo scrittore era anche un pensatore. E diceva cose scomode, talvolta persino offensive per il comune (confortevole) sentire. Oggi ci vengono proposti buffi animaletti, politicamente corretti, che si sforzano di apparire arguti ed originali. Alcuni appena un po’ più urlanti e trasgressivi (nell’apparenza e solo in questa). Altri ipocritamente naif e appena un po’ circensi. Guardiamoli quando hanno la ventura di comparire in un salotto televisivo nella speranza di attirare gli avanzi della stanchissima attenzione del pubblico. Insensibile ormai persino all’elettroshock dello scempio etico e spirituale quotidiano.

Il ruolo culturale lasciato vacante dallo scrittore è stato occupato dai giornalisti. Questi sono gli unici attori della scena culturale italiana. Personaggi che hanno smesso di cercare il loro Autore tanto tempo fa. Dubitano (i più sinceri tra loro passeggiando mentre chiacchierano rumorosi sotto la volta dell’edificio abbandonato) che quel Pantheon sia stato un tempo davvero abitato.

Augusto Scano

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