La Letteratura come esilio

Che la vita fosse altrove qualcuno l’aveva già scritto. Uno in versi e l’altro dando ad un suo bel romanzo proprio questo titolo. Non ve li ricordate? Andateveli a cercare. Sul web (pare) ci sia tutto.

Ma quello che si vuole evidenziare oggi e qui, dentro queste righe, è un aspetto se vogliamo più profondo e (perché no?) oscuro della Letteratura. Più di una volta abbiamo sostenuto quanto lo Scrittore e l’Artista debbano essere fuori dal coro. Immagine emblematica che ci mette davanti agli occhi della mente il coro della tragedia greca ed i suoi protagonisti, i soli, infatti, capaci di una precisa identità e di una voce unica.

Ma torniamo al 2014. Anno di tragedie non più soltanto greche, ma globalizzate e quindi eredità di ognuno.

La società non accetta mai davvero lo Scrittore/Artista. A meno che questo non si conformi, quel tanto che basta da non sembrare troppo diverso. Insomma: che non dica troppa verità e, comunque, non tutta insieme. Che non rischi di rovinare la digestione e (prima e dopo tutto) che non rompa i coglioni costringendo a pensare e a capire e a guardarsi in faccia. Che almeno sia un tifoso di calcio. Oh! Ecco. Non è granchè, ma è già qualcosa.

Lo Scrittore/Artista, invece, è quasi sempre un reietto. Un esule, appunto. E ci vengono, subito, in mente i nostri cari: Dante, Tasso, Foscolo, Dino Campana e Pasolini.  Eppure, proprio dopo che ne è stato bandito (sovente in senso anche fisico), quando è finalmente fuori da quel mondo che l’ha rifiutato, il Nostro imparerà ad osservare quella società che l’ha cacciato (crocefisso e ucciso) come il Brutto Anatroccolo e ne scoprirà ognuno degli aspetti più comici e drammatici e ce li descriverà con scherno, con rabbia, con nostalgia, con odio e amore.

Adesso, però, provate a fare un gioco. Immaginate di averli con voi i vostri Autori e di portarveli in giro a raccontare, questa volta voi a loro, il mondo che vi circonda.

Cosa potreste dire a Dante?

Lui incazzato e non solo, come ci dicono a scuola, perché la sua fazione politica aveva perduto e lui era stato esiliato. Lui incazzato soprattutto perché il suo mondo quello della Cavalleria e del suo Codice era finito ed era sopraggiunto quello mercantile e quello dell’usura. Lui che nella sua Commedia (divina solo per voi) ha messo chiavi che aprono porte di saperi esoterici e ha costruito il suo poema come una cattedrale ad immagine e somiglianza di una filosofia scolastica ammirata d’Alberto Magno e di Tommaso e della loro Arte della Memoria (rimasta in dotazione ai Domenicani fino a Giordano Bruno ed oltre).

La Commedia: un titanico edificio mnemotecnico.

Come glielo dite a Dante che la sua Commedia viene spiegata a scuola a “studenti” annoiati e distratti da “professori” annoiati e distratti che non sanno e, se sanno, non hanno il coraggio di farlo sapere ai loro tristi discepoli in attesa del suono liberatorio della campanellina: persi dentro il web: dentro il telefonino: sotto il banco.

Cosa potreste dire a Pasolini?

Che, come lui aveva detto e predetto, il fascismo culturale (il conformismo) non ha soltanto vinto, ma stravinto. E che, visto che lui diceva di non riuscire a parlare con i borghesi, ma solo con il popolo e gli intellettuali, oggi, sia il popolo che gli intellettuali, sono insieme tutti borghesissimi?

Meglio regalargli una maglietta con su stampata la faccia di Che Guevara e le orecchie di Topolino e portarlo in Parlamento dove l’opposizione è ufficialmente fatta da Berlusconi?

E se, invece, li prendessimo tutti insieme i nostri cari: Dante, Tasso, Foscolo, Dino Campana e Pasolini (e tutti quegli altri dimenticati dall’ingiustizia dei vincitori che nei secoli ne ha persino cancellato il nome) e li portassimo alla Fiera del Libro a parlare con Corrado Augias o con Eugenio Scalfari?

Molto divertente. Esilio. Lo Scrittore/Artista è un esule.

Augusto Scano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *