Scorpione, l’Acqua dell’intensità

Il 23 ottobre alle ore 13,58, il Sole entrerà nel Segno dello Scorpione.

Stagionalmente è il momento della semina: nascosto sotto le zolle di terra il seme ‘muore’ per poi rinascere come futura piantina.

E’ autunno inoltrato: le foglie, a mucchi sul terreno, macerate dalla pioggia, ci parlano di ripiegamento della natura su se stessa, i colori sfumano, l’atmosfera si fa ovattata.

A livello simbolico e psicologico lo Scorpione, ottava tappa di quel percorso esistenziale ed evolutivo che è la Ruota dello Zodiaco, rappresenta la necessità di ‘guardarsi dentro’ per valutare il livello di appagamento, o meno, della nostra vita, nell’intento di intensificarne la direzione e lo scopo. Una sorta di esame interiore per trovare, in un  più profondo sentire, il coraggio e la forza di rimettersi in gioco per migliorare e ‘superare’ il già noto ed espresso sinora.

Come in natura, poniamo un seme/progetto destinato a svilupparsi in futuro; ma ci deve ‘appassionare’, coinvolgere, e renderci disposti a perdere (come le foglie) qualcosa (abitudini, distrazioni) pur di sfidarci all’attuazione di qualcosa di nuovo, che attinga alle nostre più intime convinzioni, a un desiderio di essenzialità.

La tenacia è la qualità associata allo Scorpione, il suo Elemento astrologico è l’Acqua, l’acqua impetuosa di un fiume potente: il flusso della vita nel suo incessante divenire e l’invito a scorrere con essa, a sfidarci quotidianamente, tra alti e bassi, successi e prove, per riscoprirne l’intensità.

L’immagine è quella di un guerriero, già avvezzo alle battaglie, conoscitore di rischi e di strategie, ma sempre pronto a procedere, e, a suo modo, navigato e saggio d’esperienza, ma avido di altre sfide.

Nel gioco di luci e ombre, nei contrasti e nelle passioni, la luce del Sole in Scorpione offre un punto di svolta e di sintesi da cui partire per nuove avventure della coscienza: nella vasta gamma delle possibilità umane, su tanti e diversi livelli, la spinta al miglioramento è annunciata. In un più antico zodiaco lo scorpione si trasforma in aquila: il suo valore simbolico rimane intatto e bene-augurante: dalla profondità alle altezze, dalla consapevolezza al conseguimento.

Luigi Benedetto Mattei

Attività di gruppo e Leadership collaborativa – Parte prima

L’evoluzione della Coscienza

“Il concetto di leadership collaborativa diventa una necessità comune, nel momento in cui il vecchio concetto di leadership, i vecchi metodi che hanno prodotto la costruzione della civiltà attuale e l’attuale sviluppo evolutivo dell’umanità, arrivati a questo punto sono ormai obsoleti ed esauriti. Adesso questo vecchio concetto precipita, per così dire, i suoi stessi difetti, e si rivela quindi totalmente inadeguato a provvedere a una soluzione per l’umanità. Ed è per questo che oggi nel mondo si riscontra un problema di leadership di una portata tale che soltanto il concetto di leadership collaborativa può risolverlo.”

Qualche anno fa mi imbattei nel libro “Leadership Training” di Lucille Cedercrans e passi come quello sopra riportato fecero affiorare in me profonde intuizioni. A quel tempo partecipavo intensamente alle attività di una importante associazione psico-spirituale dedita, attraverso un avanzato metodo di lavoro di gruppo, all’organizzazione  di scuole di risveglio, di meditazione e crescita della coscienza basate fondamentalmente sull’insegnamento di Alice Bailey. Il fondatore era da poco passato sui piani sottili e il problema della successione nella leadership era estremamente vivo e sentito. Una fase delicata e critica attraverso cui altre comunità psico-spirituali nel mondo  erano passate non senza crisi e difficoltà. Era chiaro a tutti che il modello di leadership che era stato incarnato fino ad allora non era più proponibile, per diversi motivi: nessuno degli allievi aveva raggiunto la caratura spirituale del fondatore, le sfide che si presentavano erano troppo ampie e differenti per poter essere gestite da una persona sola, nuove energie stavano emergendo e chiedevano nuovi approcci a tutto l’argomento e soprattutto la finalità ultima di tutto il lavoro di crescita della coscienza svolto in gruppo aveva proprio il concetto di gruppo come centro fondamentale. Sentivamo che la leadership  doveva essere incarnata secondo le nuove direzioni che la vita stessa ci stava indicando, sapevamo che doveva essere in qualche modo collegata all’idea di gruppo e all’attività di gruppo, in quanto elementi  fondamentali nella nuova era in cui ormai eravamo entrati. Coscienza di gruppo, attività di gruppo, leadership di gruppo. Percepivamo molti punti fondamentali di questa nuova idea che sentivamo aleggiare sopra di noi, avevamo fatto molta esperienza negli anni, sperimentato molte soluzioni, eppure mancava il quadro complessivo,  una formulazione teorica che facesse quadrare il cerchio. Personalmente l’incontro con quel libro aprì le porte a molte comprensioni e prospettive nuove. Cercherò di esporre brevemente in questo articolo alcune riflessioni e considerazioni in proposito.

C’è un fenomeno incontrovertibile e osservabile ovunque ed è l’incredibile accelerazione che il processo di crescita della coscienza sta mostrando in tutto il mondo. La Vita ha premuto sul pedale dell’acceleratore e ovunque le persone cominciano ad interrogarsi. L’anima si risveglia in loro, e chiede attenzione. Le persone si fermano a guardare la propria vita, i propri valori, le proprie abitudini, il proprio mondo interiore e il mondo che li circonda e si domandano: perché? Cosa sto facendo? Per chi lo sto facendo? Da semplici domande come queste spesso comincia un percorso di autorealizzazione, che a seconda della filosofia che è affine alla vibrazione individuale possiamo chiamare percorso di risveglio, di identificazione col Sé, di crescita della coscienza, di liberazione, di espansione nell’Uno, di unione col Divino, ecc. ecc.

Queste persone si mettono alla ricerca di risposte, le cercano dentro di sé e fuori di sé e la prima cosa che scoprono è sorprendente e ovvia allo stesso tempo: non sono sole. Molte altre persone sono pervase dalle stesse domande e dallo stesso senso di urgenza. Altra cosa che scoprono è che il loro sentire, il loro percepire che c’è qualcosa di più e oltre, ha un nome, ed è già stato formulato in modo comprensibile da qualcuno, magari in un tempo remoto, magari  in tempi recenti, contiene valori che il cuore riconosce e risposte che la mente comprende e accoglie con una naturalezza disarmante, quasi fosse il riaffiorare di un ricordo antico. Indipendentemente dalla tradizione cui uno si avvicina, ciò avviene per ogni individuo e ogni tradizione.  Così si entra in contatto con un mondo nuovo, un mondo di grandi ideali e grandi visioni, cui si risuona. E immediatamente dopo ci si rende conto che da soli si è impotenti. Che nulla comunque accadrà da solo, automaticamente. Che grandi visioni abbisognano di grandi energie per venire in manifestazione. Che grandi energie richiedono l’unione di molte persone, in modo proporzionale. Si scopre la legge dell’Attività di Gruppo. Si comincia a percepire un nuovo mondo di pensiero, il mondo della Coscienza di Gruppo, dell’ individualità pienamente espressa e messa al servizio di un proposito comune, di un bene che va al di là di se stessi e dei propri cari ma che abbraccia una fetta più grande dell’umanità. Quest’epoca di risveglio della coscienza è l’epoca del Gruppo, un’entità Gruppo risvegliata a se stessa, composta da elementi individuali risvegliati, che nell’entità Gruppo trovano nuove dimensioni di consapevolezza, di interazione e di unione. Nell’era dei gruppi le Visioni, i Propositi che si possono manifestare sono molto più sentiti, compresi e condivisi.  Formazioni di gruppo che hanno agito in coscienza di gruppo ci sono sempre state ma erano piccole. Le masse si sono sempre mosse sospinte dai bisogni, in modo inconscio e automatico. Ora una sempre più grande percentuale di persone è pronta ad attivarsi in modo consapevole per il raggiungimento di un determinato scopo. Esistono molte visioni e molte differenze ma si è pronti a mettere l’accento, al contrario del passato, su ciò che unifica e non su ciò che divide. Ciò precipita la necessità di mettere in contatto tutti questi punti di luce in modo da formare una rete di individui, gruppi, centri che collaborano in modo coordinato e costruttivo. Esiste una stretta connessione tra crescita della coscienza, contatto con l’anima, coscienza di gruppo e attività di gruppo. La natura dell’Anima è coscienza di gruppo, sul piano dell’anima non esiste separazione. Non esisterebbe Umanità senza il Principio di Unanimità.  La natura dell’Anima è fratellanza. La Fratellanza si esprime come attività di gruppo e buona volontà.

Oggi, lentamente e progressivamente, i nuovi gruppi nascono e sono governati dalle leggi dell’anima. Faranno perciò squillare una nota diversa e saranno saldamente uniti da aspirazione e obiettivo comuni. Saranno composti d’anime libere, individuali e progredite, che non riconosceranno altra autorità se non quella della propria anima, e subordineranno i loro interessi all’intento dell’anima del complesso. Come nelle epoche trascorse il conseguimento del singolo servì ad elevare l’umanità, così un analogo conseguimento ottenuto in gruppo la innalzerà ancora più rapidamente.” Alice A. Bailey , T7R

Sebbene questi gruppi nascano e siano governati dalle leggi dell’anima il loro pieno funzionamento e la loro piena espressione è un punto di arrivo e non di partenza, è il risultato di un processo di crescita individuale e di gruppo. L’interazione di gruppo basata su un percorso di crescita della coscienza in formazione di gruppo porta indubbiamente alla velocizzazione del processo di crescita stesso ma anche alla precipitazione di problematiche che se non adeguatamente gestite possono portare alla dissoluzione del gruppo stesso. Infatti alle difficoltà naturali insite nel lavoro di gruppo (retti rapporti, conflitti tra competenze individuali e creatività individuali, inerzia di gruppo, idealismi di gruppo, ecc. ecc.), si sommano i processi di crescita della coscienza cui ogni membro è sottoposto. Questi  processi possono temporaneamente stimolare tratti del carattere non costruttivi, personalismi, crisi interiori, ecc., in un caleidoscopio di energie che rendono molto complesso e delicato il procedere del gruppo e quindi la manifestazione del suo proposito unificante.

Chiunque abbia lavorato a lungo in gruppo (in qualunque tipo di gruppo) ha sperimentato quanto l’ambiente del gruppo sia di per sé stimolante, anche solo per il semplice fatto di confrontarsi e relazionarsi con qualcuno di diverso da sé. Si può essere molto inconsapevoli dei propri meccanismi automatici di risposta alle sollecitazioni esterne, si può essere completamente identificati nei propri bisogni,  nei propri ideali, nelle proprie convinzioni ma per quanto si possa essere “chiusi” o a anche “accartocciati” su se stessi l’esperienza di gruppo ha comunque delle ripercussioni sulla psiche e provoca dei cambiamenti interiori. Gli effetti possono essere più o meno grandi e visibili ma sono inevitabili (a seconda del livello di coscienza dei membri, della consapevolezza già sviluppata, del proposito del gruppo stesso, ecc.)

Maggiori sono la consapevolezza individuale dei propri meccanismi e dei meccanismi di gruppo, la “presenza” e l’attenzione a ciò che si muove in se stessi e tra i membri del gruppo, la conoscenza e l’esperienza della psicologia dell’uomo e delle dinamiche di gruppo, la profondità del proposito del gruppo, maggiori saranno le opportunità di crescita e di trasformazione dei singoli membri e del gruppo intero. Più facile sarà identificare i trabocchetti della psiche, individuale e di gruppo, e disinnescarli prima che precipitino eventi dannosi all’armonia del gruppo, più facile sarà evitare dispersioni di energia e più facile e veloce infine sarà manifestare il proposito del gruppo.

In base a questa capacità di “presenza”, di coscienza di sé, di capacità di autoanalisi e di agire sulla propria trasformazione, sulla espansione della propria coscienza e sulla capacità di includere, possiamo per semplicità differenziare i gruppi in quattro tipi differenti, anche se i confini non sono mai netti:

  • Gruppi di lavoro aziendali.

Nei team di lavoro aziendale l’aspetto coscienza è del tutto marginale. Gli obiettivi di gruppo sono legati alla produttività, alla qualità del prodotto, all’efficienza. In gioco ci sono le capacità e le competenze di ciascuno e la ricerca dell’armonia interna dell’individuo e del gruppo quando è presente è funzionale al raggiungimento degli obiettivi aziendali. La persona non è al centro. Il lavoro molto spesso è vissuto come una necessità per la sopravvivenza e non come una opportunità creativa; lo scambio energetico lavoro-stipendio spesso crea dinamiche di scissura interne alle persone e tra le persone. Anche se ultimamente si comincia a dare più attenzione all’aspetto coscienza non vi è nessuna strategia di ricerca della crescita interiore né attenzione a quegli aspetti emotivi, idealistici, etici e morali che possono portare conflitti all’interno dell’individuo e dei gruppi.

  • Gruppi sportivi, sociali, culturali, di volontariato.

In questi gruppi l’elemento unificante non è la necessità di una entrata economica per la sussistenza fisica ma la ricerca di un nutrimento più sottile, emotivo, intellettuale o di Valori appartenenti alla parte più profonda ed elevata della coscienza dell’individuo. Non essendoci il rapporto della dipendenza economica le dinamiche che si instaurano in questi gruppi sono differenti. La condivisione di un elemento profondo della coscienza porta a possibilità di incontro e scambio maggiori, di intese e confronti che nutrono e permettono una espansione. Ma nella maggior parte dei casi la crescita è indiretta non essendoci una consapevolezza dei meccanismi psicologici, se non superficialmente. A volte si è consapevoli delle opportunità di crescita ma non ci sono precise strategie in merito legate alla crescita cosciente della consapevolezza. Nei gruppi che si occupano del bene comune spesso c’è un profondo sentire del cuore, una risposta sincera alla sofferenza dell’umanità ma negli individui manca una integrazione della personalità, gli individui agiscono secondo “personalità molteplici”, in base a quale elemento della propria personalità si attiva nelle varie situazioni.

  • Gruppi di crescita della coscienza, gruppi di risveglio.

Il proposito di questi gruppi è la crescita dell’individuo inteso come coscienza, la trasformazione dell’io, il risveglio ad una nuova consapevolezza. Il lavoro psicologico è strutturato in modo teorico e pratico, lo studio dei meccanismi e delle potenzialità dell’individuo può avvenire secondo le più diverse tradizioni, occidentali e orientali, religiose o filosofiche. Il minimo comun denominatore è la scelta consapevole di aver intrapreso un percorso di trasformazione interiore in risposta ad una chiamata della propria anima, una chiamata che non poteva essere ignorata. Lungo tutto il lavoro che viene svolto l’individuo si mette in gioco e ricerca dentro di sé le cause dei propri malesseri. Impara l’autoanalisi, l’autosservazione, l’attenzione. In ogni situazione c’è la precisa consapevolezza di dover e poter agire sul proprio equipaggiamento, in primis il corpo emotivo e mentale. Col tempo questo atteggiamento si consolida e diventa un modo naturale di agire. Nel procedere nel lavoro di integrazione della personalità cominciano a manifestarsi i primi segni di intuizione, di contatto con le sfere superiori dell’Essere Umano. Si crea così il canale di comunicazione tra mente e cuore, si sviluppa il lato carente di questi sentieri complementari.

  • Gruppi di Servizio.

Dopo che il lavoro su di sé ha portato buoni risultati di integrazione della personalità e un qualche contatto con l’anima e l’afflusso di energie superiori si manifesta come dedizione consapevole al bene comune si entra a far parte di un gruppo di servizio. Questi gruppi sono caratterizzati dal fatto che non hanno al centro il lavoro di crescita della coscienza, che continua e viene portato avanti da ciascun individuo sotto la propria responsabilità. In questi gruppi la coscienza viene messa a disposizione di un proposito comune che tende ad un bene più grande, a soddisfare una delle tante necessità umane, in proporzione all’estensione del gruppo, alle sue forze, alla sua percezione Superiore, nel campo di affinità dell’individuo e del gruppo scelto. Ciò che caratterizza questi gruppi è la capacità di visione sul lungo periodo, la capacità di pianificare interventi che vadano ad agire sulle vere cause delle situazioni, le loro azioni non sono volte al tamponamento degli effetti nel presente ma alla rimozione delle cause nel futuro. C’è una grande capacità di funzionare nel mondo del pensiero unita ad una capacità di manifestare azioni concrete con una armoniosa espressione di cuore e mente, intuizione ed azione. Le attività di servizio possono essere le più varie, attività di divulgazione degli insegnamenti seguiti, l’organizzazione di eventi culturali volti ad affermare il Bene, il Bello e il Vero, di sensibilizzazione a qualche tema sociale, attività legate alla guarigione, alla politica, all’educazione, ecc. In ogni caso le energie non sono disperse ma focalizzate sull’obiettivo. Non c’è dispersione e separazione tra i vari livelli della coscienza né saturazioni parziali, ma totale dedizione ed unificazione delle energie sul Proposito comune. La coscienza è tutta coinvolta con i suoi strumenti nel proposito di servizio che coincide con il Valore più elevato percepito dal cuore e compreso dalla mente di ciascun membro.

Questa classificazione vuole essere solo indicativa, i gruppi possono sfumare gli uni negli altri, ma per chiarezza una classificazione era necessaria, seppur con tutti i limiti inevitabili, in quanto le dinamiche possono essere profondamente differenti, o meglio gli strumenti per affrontare le dinamiche possono essere o meno utilizzabili a seconda di quanta consapevolezza sia presente nel gruppo. Per questo nel continuare questo lavoro ci riferiremo sempre a gruppi ideali del 3° e  4° tipo, perché la Leadership Collaborativa, sebbene possa nascere ed essere presente in ogni gruppo, è la meta da raggiungere e la finalità di tutto il lavoro della crescita della coscienza consapevole in questa epoca.

“Una delle osservazioni più sottili che ogni allievo possa fare – agli inizi del suo cammino verso la Saggezza – è rappresentato proprio dalla scoperta di dove egli si trova. Il rendersi conto del fatto che non ha un controllo positivo del movimento direzionato della propria energia, forza e sostanza, questa è un’eccellente comprensione e rappresenta l’inizio di una vera leadership. La leadership inizia infatti da se stessi.”Leadership Training.

Il lavoro su di sé è fondamentale per l’emersione del leader perché il leader, per l’accezione che useremo nel proseguo di questo lavoro, non è “qualcuno che sa fare bene qualcosa, ma qualcuno che è ed esprime se stesso qualunque cosa faccia”. Faremo qualche accenno al controllo positivo delle proprie energie (controllo che racchiude in sé tutto il percorso della crescita della coscienza e tutto il lavoro alchemico di trasmutazione) nella seconda parte dell’articolo. Il percorso della leadership è un percorso di Presa del Centro, di conquista di quel centro interiore che è l’origine della vera forza del leader, indipendentemente da ciò cha accade all’esterno, che è in grado di mutare ciò che esiste all’esterno. La crescita della leadership è un processo che si svolge lentamente in quanto la trasmutazione alchemica dell’equipaggiamento richiede tempo e sforzo.

“Coloro che rivestono oggi nel mondo un ruolo di leadership sono già passati per quello che voi ora state affrontando, nel loro rapporto con la loro particolare attività di servizio, con i problemi dell’umanità alla loro epoca, ecc. Non si raggiunge infatti una posizione di influenza nel mondo senza essersi prima sottoposti ad un addestramento ad essa. Potete quindi ridimensionare l’ego, quando questo sembra allargarsi troppo, e rafforzare nel contempo l’identificazione spirituale con questa comprensione.” Leadership Training

Tutto il percorso della vita i ogni individuo dall’inizio del risveglio in avanti è in essenza un addestramento alla leadership: innanzitutto per diventare leader delle proprie parti e in seguito  per imparare a confrontarsi e collaborare con chi incarna compiti e  vibrazioni differenti del Divino Incarnato. E per questo non vi è miglior terreno di apprendimento del gruppo e miglior strumento del lavoro di gruppo. Essere consapevole del funzionamento di ogni parte del proprio equipaggiamento (fisico, emotivo e mentale), disciplinarlo e saperlo direzionare interamente e secondo la propria volontà in una direzione univoca è il primo passo per raggiungere quella coerenza energetica interna che permette alle idee di trasformarsi in fatti concreti.

“È del tutto impossibile che possiate ottenere alcun successo in tutti i vostri sforzi, conformi al vostro allineamento con l’intento superiore e con i concetti che esso insegna, se nello stesso tempo questo successo cercate di ottenerlo attraverso i vecchi metodi e le vecchie tecniche. E’ qualcosa che dovete prendere in considerazione, se volete dimostrare – o anche confutare – la realtà o i valori dei concetti fondamentali di questo insegnamento, e le tecniche che esso vi presenta. In primo luogo c’è da dire che, finché vi limitate ad accettare il concetto a livello conscio sul piano mentale ed emotivo, e poi invece ne applicate un altro del tutto diverso nei vostri sforzi oggettivi, non potete certo aspettarvi risultati né in un senso né nell’altro, perché le vostre energie vengono messe in un conflitto che annulla l’effetto esterno che desiderate ottenere nel tempo e nello spazio.” Leadership Training

Nella seconda parte dell’articolo affronteremo la costituzione energetica di un gruppo e le indicazioni per una corretta circolazione di energia al suo interno, circolazione che determinerà se il proposito del gruppo troverà un canale di manifestazione oppure non lo troverà. Chiaramente tale corretta circolazione di energia deve essere instaurata innanzitutto all’interno di ogni singolo membro.

Aldo Storti

Leone, il Fuoco della creatività

Martedì 22 luglio alle 23,42 (per l’Italia), il Sole è entrato nel Segno del Leone.

Il suo Elemento è il Fuoco, simbolicamente legato al dinamismo, all’esuberanza, all’energia.

E quella del Leone è energia creativa volta alla libera espressione di sé, dei propri talenti, alimentata dal desiderio di mettersi in gioco, di esporsi e di osare con più fiducia e spontaneità ciò che riteniamo importante, frutto della nostra originalità di pensiero e di esperienza della vita.

Se nelle dimensione interiore del precedente Segno del Cancro abbiamo evocato sogni e desideri rimasti in sordina, ora in questo mese di Fuoco abbiamo la possibilità di seguirne la suggestione e di  renderli possibili. Dopo aver vissuto l’archetipo materno di giusto nutrimento è ora il momento di quello solare, paterno: nel senso del generare, non ovviamente sul piano fisico, (o non solo!) ma su quello delle idee, dei progetti, di nuovi interessi, con in più la nota della giocosità e della certezza di riuscita.

Il ‘Principio Leone’, al di là quindi dei soggetti che sono nati nel mese che lo contraddistingue e che solo in parte possono rappresentarlo, è valido per tutti: come capacità di portare attenzione al cuore, a ciò che il cuore sente, oltre e oserei dire non ostante la mente con le sue concretezze immediate.

Ne deriva la qualità della generosità, vissuta per se stessi come persistenza d’intenti, ‘a pieno ritmo e senza parsimonia’, ma altrettanto offerta come amicizia, come apertura.

Senso di sicurezza ‘non tracotante’, spirito d’iniziativa e d’avventura, autostima: tutto concorre nel Fuoco del Leone a rafforzare l’Io con le sue potenzialità; forse anche ad attivare possibile orgoglio e competitività, ma l’attenzione vigile alla nobiltà del cuore ne fugherà la ‘tentazione’.

In questo mese è importante ‘dedicarsi a’, accendersi per una causa, scoprire o ri-scoprire un ideale: un fuoco nel petto e una volontà di attuazione: combinazione potente!

Luigi Benedetto Mattei

Il segreto del calice e della spada

Parola d’ordine? Volontà e Coraggio.

”Interessante!”, ho esclamato fra me e me. Ma concretamente in cosa consiste?

”L’obiettivo di questo seminario è di imparare a volerericonoscere il proprio scopo da realizzare e impadronirsi del coraggio come strumento per il superamento dei propri limiti“.

Ancora più interessante.

Mi sono ritrovata quasi per caso a partecipare a questa esperienza, ma durante quei giorni indescrivibili in cui sono stata totalmente sbalzata fuori dallo spazio e dal tempo mi sono resa conto che ci sono appuntamenti nella vita a cui non puoi proprio mancare; “Il segreto del calice e della spada” era uno di questi, almeno per me.

Di Coraggio ho sempre creduto d’averne da vendere, eppure, negli ultimi anni, mi sono sempre mancate la forza e la determinazione sufficienti per portare a termine gli obbiettivi che mi ero prefissata; così, sono giunta alla conclusione che ciò di cui ero carente fosse semplicemente la Volontà.

Ho sempre sentito chiaramente che dentro di me si concentrava una grandissima quantità di energia che, tuttavia, ho sempre sfogato attraverso lo sport e l’arte, almeno fino ad una certa età; sfortunatamente, non è dovuto passare molto tempo dal momento in cui ho smesso di farlo perché cominciassero i primi problemi: il fuoco, se non può ardere liberamente, finisce per bruciare (letteralmente) il suo stesso contenitore.

Più passavano gli anni, più mi sentivo schiacciata da una serie di imposizioni su come avrei dovuto essere e su ciò che avrei dovuto fare nel mondo e più mi ostinavo ad assecondarle più la mia anima si ribellava disperata.

Non avevo idea che esistesse un’altra via, così restavo nella convinzione che l’unica possibilità fosse di percorrere quella che la società, tanto premurosamente, si era preoccupata di scegliere per me.

Ma come avevo potuto cedere tutto quel terreno al mondo e ai suoi vincoli? Come ho potuto scordare, giorno dopo giorno, senza rendermene conto, pezzi del mio essere e rinunciare al mio diritto di desiderare liberamente?

Ti rendi conto di aver vissuto costretto in un ridotto spazio vitale quando qualcuno accende la luce e ti mostra che attorno a te c’è sempre stato un sacco di posto in cui muoverti, ma che non ti eri mai arrischiato a cercare per timore di piombare in un precipizio.

Chi mi ha tenuto in ostaggio per tutto questo tempo? I condizionamenti e le paure!

E come ho potuto superarli? A questo serviva il Coraggio che ho sempre pensato di avere. Purtroppo, però, mi sono resa conto che il Coraggio a ben poco serve se non conosci il tuo nemico ed era quello il motivo per cui ogni mia iniziativa falliva puntualmente. Tutto ciò che limitava la libera espressione del mio essere si è dissolto come fumo nel momento in cui l’ho affrontato con determinazione, ma non sarebbe mai stato possibile se prima non l’avessi individuato dandogli un nome, una definizione. Se non individui il limite da superare, come puoi anche solo sperare di superarlo?

Eccoci giunti, dunque, all’obbiettivo principe del seminario: imparare a decidere e agire in modo da raggiungere il proprio scopo. Ma quale scopo!?

Senza uno scopo motivante, nessuno può avere il Coraggio per superare gli ostacoli che spesso si frappongono fra un individuo e il suo obbiettivo.

Tuttavia non è nemmeno sufficiente avere uno scopo: perché sia uno scopo che giunge come autentico imperativo dell’anima è necessario essere disposti anche a morire per raggiungerlo.

Essendo io molto sensibile alla sofferenza, mia e altrui, credevo che il mio scopo fosse aiutare le persone ad accrescere la loro consapevolezza per renderle capaci di auto guarirsi  grazie a un nuovo modo di interpretare il dolore e i messaggi del corpo.

Giunti alla fatidica domanda “Sareste disposti a morire per il vostro obiettivo?”, però, non ho potuto rispondere affermativamente. Ho dovuto quindi rimettere tutto in discussione.

Per cosa ero disposta a sacrificare (= rendere sacro) la mia vita?

Qual era quella cosa che mi avrebbe fatta impazzire nel caso in cui ne fossi stata privata?

La libertà!

Sarei stata disposta a morire per difenderla?

Senza ombra di dubbio.

Quanti di noi possono affermare di avere uno scopo autentico nella vita alla luce di queste considerazioni?

Avere una missione per la quale saremmo disposti anche a sacrificare la nostra stessa vita rovescia totalmente la percezione di noi stessi e della realtà che ci circonda: ci rende letteralmente invincibili, dotati di una forza e di un coraggio inaspettati, capaci di gesti che non avremmo mai nemmeno immaginato di essere in grado di compiere.

Questo è ciò che è successo a me e mi impegnerò a difendere questi conseguimenti affinché la mia fiamma interiore possa sempre ardere liberamente aiutando anche altri individui a far divampare la loro.

Tutto questo è possibile per ciascuno di noi, a condizione di essere disposti ad accendere la luce ed accorgerci che siamo infinitamente più grandi delle nostre paure.

Aurora Coletto

I 7 Raggi for dummies

 

Cosa sono e a cosa servono

In questo articolo parleremo di un argomento del tutto sconosciuto ai più ma di enorme utilità pratica. I Sette Raggi, o meglio la Scienza dei Sette Raggi, è uno degli elementi più importanti introdotti dall’esoterismo del XX secolo. Di un argomento così complesso e vasto non potremo che dare solo minimi accenni, sperando possano bastare per stimolare una riflessione non troppo superficiale, per dare spunti alla comprensione di noi stessi e del mondo che ci circonda e, perché no,  suscitare un po’ di curiosità.

La Scienza dei Sette Raggi raramente esce dai circoli esoterici, non perché le informazioni siano segrete, infatti i libri che affrontano l’argomento sono facilmente reperibili, ma più probabilmente perché anche nei  circoli medesimi è un argomento che stenta a trovare un’applicazione pratica e spesso si riduce ad una dissertazione filosofica o intellettuale. Eppure è tempo che diventi di dominio pubblico, che se ne parli, si osservi la manifestazione dei Raggi, perché la loro conoscenza è un tassello fondamentale per l’avvento della tanto sospirata Nuova Era.

Perché ci sono persone che riescono a smettere di fumare da un giorno all’altro, mentre altre fanno una gran fatica? Perché ci sono persone pronte ad immolarsi per un ideale o una religione mentre altre adorano la comodità? Da dove arriva il senso per gli affari o la capacità di riconoscere la Bellezza?

La Scienza dei Sette Raggi, insieme alle Leggi dell’Anima e al processo di espansione della coscienza, cioè il progressivo unificarsi tra coscienza incarnata ed Anima, sarà la base della psicologia del futuro.

Quindi primo scopo di questo scritto è quello di illustrare la possibilità di un approccio pratico ai 7 raggi. Se la disquisizione di contenuti esoterici si ferma al piano intellettuale diventa una trappola dalla quale è difficile uscire, una trappola che provoca una profonda scissura all’interno dell’essere umano, che avvolge in una profonda e fitta nebbia la consapevolezza dell’individuo, creando un baratro tra ciò che si sa, ciò che si crede di essere e ciò che si è effettivamente. L’intellettualismo esoterico (che ha affossato e affossa più di un circolo esoterico) può essere evitato solo con una profonda applicazione pratica dei concetti assimilati e compresi, perché solo nello sforzo dell’applicazione è possibile l’opera alchemica di trasmutazione di se stessi. Ci conosciamo quali realmente siamo solo attraverso lo sforzo tensivo di trasformazione. Senza questo, la teoria è inutile. Ma anche in questo scritto un minimo di teoria è necessaria, per cui mi scuso col lettore se questa prima parte sarà un poco noiosa, da metà articolo in poi vedrete che la cosa diventerà divertente.

Ci limiteremo ad enunciare i 7 Raggi senza esaminare la loro origine o fare altre considerazioni ad ampio spettro. Dopotutto, anche riportando integralmente le informazioni presenti nei testi di riferimento, non avremmo modo di verificarle, ma dovremmo affidarci comunque a quel riconoscimento interno, a quella rispondenza della coscienza che ci rivela se una cosa è vera oppure no. Sempre che si riesca a tacitare la mente spicciola, con tutti i suoi dubbi, i suoi perché. Quindi ne parleremo come di un dato di fatto, non ci porremo il problema della loro esistenza, ma del riconoscimento della loro influenza nella vita quotidiana. Perché questo sì che è osservabile e dimostrabile e può essere fatto da ciascun lettore. Ai lettori chiedo semplicemente di accogliere come ipotesi la loro esistenza e di verificare se le considerazioni che verranno fatte trovano un riscontro nella loro esperienza di vita, in ciò che hanno osservato o osserveranno dentro di sé e attorno a sé. Se nel lettore si accenderà un lampo di riconoscimento allora si attiverà anche la curiosità di approfondire l’argomento e questo scritto avrà servito il suo scopo.

Ogni essere umano è un essere unico e irripetibile. E’ il frutto di millenni di esperienze (nel caso si accetti l’ipotesi della reincarnazione), di scelte, di comprensioni, di acquisizioni. Soprattutto è custode di una fiamma divina, frazione dell’Uno, colorata da una sua nota, una sua funzione specifica ed esclusiva, che già all’origine lo qualifica come unico e irripetibile (anche se tutto ciò ancora non traspare per carenze evolutive della coscienza incarnata). Ma ogni essere umano è soggetto all’influenza di certe energie. Che agiscono su di lui come su ogni altro essere umano. E questo porta a comportamenti simili, assonanze e dissonanze. Tutto ciò può essere visto facilmente attraverso la lente dei Sette Raggi. Ma è tempo di entrare nello specifico.

Esattamente, di cosa stiamo parlando? In parole semplici i Sette Raggi sono 7 tipi di energie che permeano l’universo e favoriscono l’evoluzione della coscienza stimolando a manifestare e incarnare quelle qualità archetipiche di cui sono portatori. Questi raggi sono tutte differenti espressioni dell’Amore dell’UNO, del principio Primo. Nella loro Essenza originaria bisogna sempre considerarli come 7 declinazioni di questo Amore Assoluto, e non vanno mai confusi con le forme che si manifestano grazie alla loro influenza, forme che possono essere adattamenti anche molto lontani da ciò che i Raggi rappresentano, oppure che noi possiamo intendere come Amore. Ma studiando e osservando questi Raggi in azione è possibile imparare a riconoscere l’intento dietro ad ogni manifestazione, intento che è Amore che cerca di esprimersi nei limiti della forma. Solo in questo intento, in questo Amore che cerca espressione è possibile la loro sintesi.

I puristi non me ne vorranno se adatterò i nomi classici in modo da riferirli già al contesto dell’uomo e della struttura della sua coscienza, ma questo è il campo cui voglio restringere il contenuto di questo articolo.

Possiamo definirli così:

1) Primo Raggio. Volontà di Bene e Potere di Essere e di Agire

2) Secondo Raggio. Amore e Saggezza (che è amore in azione)

3) Terzo Raggio. Attività Intelligente (o Intelligenza Attiva)

4) Quarto Raggio. Armonia tramite conflitto (che porta all’emersione dell’Arte e della Bellezza)

5) Quinto Raggio. Conoscenza concreta o Scienza.

6) Sesto Raggio. Devozione e Idealismo

7) Settimo raggio. Ordine, Leggi Divine e Magia

Questi sette raggi influenzano l’uomo in vari modi, in questa sede ne prenderemo in considerazione solo uno, anche se in modo assolutamente parziale: I raggi che influiscono sulla costituzione dell’uomo in una data incarnazione. Cioè, in parole più semplici, l’Anima decide quali e quanti Raggi influenzeranno l’uomo una volta nato, o meglio ri-nato. E’ una scelta che dipende da molti fattori, che non esamineremo, e questa scelta dura per tutta la vita, fino alla morte. I Raggi scelti determineranno le modalità di espressione fisica, emotiva e mentale dell’individuo. Non vanno intesi come una prigione, ma come una facilitazione, attraverso cui l’individuo potrà esprimersi senza fatica.

Normalmente un individuo è influenzato da un minimo di tre a un massimo di 5 raggi. Non tutti i raggi hanno la medesima presa sull’individuo e a seconda delle varie fasi della vita un raggio può aumentare o diminuire la sua influenza. Tutto dipende dal lavoro su di sé che viene fatto e dalla consapevolezza che viene acquisita. Perché, come succede per l’astrologia, dove il Saggio domina le proprie stelle, così anche per i raggi lo scopo è utilizzarli, non esserne vittima. E qui entriamo nel campo dell’uso pratico dei raggi.

Il nostro equipaggiamento è costituito da una struttura fisica, una struttura emotiva, una struttura mentale. E poi c’è l’io, quel senso di consapevolezza spesso parziale che si identifica con una o con l’altra struttura, e solo raramente ha sviluppato quella disidentificazione dal suo equipaggiamento che gli consente di essere il padrone dei suoi propri strumenti. Ciò che è importante sottolineare è che il nostro equipaggiamento, ad ogni incarnazione, si presenta ad un preciso livello di perfezionamento, frutto di tutto il lavoro delle vite passate, e tale lavoro di perfezionamento continuerà nella vita attuale. Noi manifesteremo quelle caratteristiche dei raggi che ci influenzano per come il nostro equipaggiamento riesce a percepirli, ad assimilarli e ad esprimerli. Quindi normalmente alcune caratteristiche di ogni raggio riusciremo ad esprimerle, altre saranno molto distorte, altre ancora saranno del tutto inespresse, mancando dentro di noi le capacità di vibrare su quelle frequenze.

E qui viene il bello, perché conoscendo un raggio possiamo riconoscere cosa stiamo già esprimendo, cosa stiamo palesemente distorcendo, quali potenzialità abbiamo ancora da esprimere. Facciamo un esempio per chiarire il tutto e accenniamo a quel raggio che è ancora il più diffuso, quel raggio che ha condizionato gli ultimi 2000 anni  e che adesso sta diminuendo la sua influenza, anche se lentamente. E’ il raggio con cui tutti (quasi nessuno escluso, a parte forse le nuovissime generazioni) dobbiamo fare i conti. E’ il Sesto Raggio, dell’Idealismo e della Devozione. Questo raggio dona a chi ne è influenzato una grande percezione del divino e dell’ideale e questo a seconda del livello di coscienza dell’individuo può manifestarsi come adesione ad una qualche religione, o dogma, o idealismo (un qualche “ismo” di cui il secolo scorso è stato tanto ricco…). Può essere vissuto in modo molto mistico-passivo, un devoto religioso, oppure in modo molto attivo-dinamico, un rivoluzionario o un guerriero, ma sarà sempre un ideale a muoverlo, sia esso una qualche forma di Dio, oppure un ideale di miglioramento dell’umanità, o un ideale di libertà, ed egli dedicherà tutta la vita a ciò in cui crede fermamente, con una vita di dedizione e preghiera oppure lottando e arrivando anche a sacrificare la propria vita. Per le persone fortemente influenzate da questo raggio molto spesso non esistono le sfumature. O è bianco o è nero. Se abbandonano il proprio punto di riferimento è solo per abbracciarne un altro che li coinvolge maggiormente, li rispecchia di più in questa nuova fase della loro vita, ma il livello dell’enfasi e dell’identificazione rimane immutato. Non vedranno mai i difetti del loro “ismo”, del loro ideale, perché la loro natura è essere completamente identificati con esso. Non lo comprendono in modo logico, ma lo assimilano per il Valore che vi percepiscono, anche se quel valore poi non corrisponde alla reale manifestazione. Se non cadono in depressione perché sentono quel Valore troppo lontano, troppo grande di fronte alla piccolezza di se stessi, riescono a smuovere montagne per compiacere coloro in cui credono, l’ideale che percepiscono. E questa è una forza immensa. Tutto il mondo che conosciamo è stato costruito grazie alla forza del sesto Raggio.

Ogni linea di raggio ha le sue proprie prove, le sue proprie crisi, che portano inevitabilmente ogni uomo a smussare quegli spigoli che non consentono la manifestazione delle qualità animiche, a eliminare quella separatività che è non inclusione, ad abbattere ogni muro che limita la visione e l’espressione dell’amore.  Così, per ritornare al nostro esempio, ad un certo punto della vita gli idealismi cadono, e si rimane senza nulla, senza sostituzioni. La persona influenzata dal sesto raggio, quando è pronta, viene spinta dall’anima in una profonda crisi  di valori, di ideali. Ha passato una vita a cercare il divino fuori di sé, a proiettare se stesso al di fuori, rinnegando la propria divinità interiore, a cercare appigli che gli dessero forza. Ha sempre cercato di essere importante per le persone che stimava e ammirava e che per lui erano punti di riferimento, di essere importate per quelle persone che per lui erano importanti, perché un gesto di riconoscimento da parte loro era un balsamo per la propria poca autostima, per le proprie insicurezze. Per molto tempo ha cercato di circondarsi di amicizie, di un seguito, di essere apprezzato, come conferma di essere portatore di quel “Valore” che egli riconosceva nell’Esistenza che percepiva fuori di lui, eppure non aveva la certezza di possedere.

Arriva il tempo per la persona influenzata dal sesto raggio di ritrovarsi di fronte a se stesso, di trovare il proprio centro, di non dipendere più dal riconoscimento degli altri, ma di trovare in se stesso la propria forza. Allora da seguace diventa condottiero, da dipendente diventa fonte di dipendenza per altri. La presa del centro, una delle caratteristiche fondamentali di ogni leader, per la persona influenzata dal sesto raggio diventa una crisi di riconoscimento della propria Divinità Essenziale. Allora l’entusiasmo, la dedizione, la capacità di sacrificio tipico di questo raggio non diventano più dipendenti da intermediazioni, Guru, Sacerdoti, Partiti, ideologie, ma un ancorarsi alla propria Divinità Essenziale e a una percezione diretta delle energie del Bello, del Giusto e del Vero.

Come può l’individuo influenzato dal sesto Raggio partecipare attivamente a questa trasformazione? Con la consapevolezza, l’attenzione e la conoscenza del processo. Cercando quelle parti di sé che sono rigide, estremiste, combattive (finalizzate ad affermare  il proprio punto di vista), svalutanti, ecc., riconoscendole, portandoci l’attenzione, lavorando sul il proprio equipaggiamento per alimentare i valori positivi e inclusivi (l’equipaggiamento esprime ciò che è in grado di esprimere, mentre l’acquisizione di una nuova vibrazione è un duro lavoro di  crescita e trasmutazione). L’individuo influenzato dal sesto Raggio è capace di ideali elevati, di intuire i Valori Assoluti, di fede incrollabile e fiducioso ottimismo che lo rende capace di essere determinato a raggiungere i propri obiettivi, con una incredibile tenacia e tra mille difficoltà.

Quando si comincia lo studio dei Raggi spesso la tentazione è di negare certi raggi, perché li sentiamo e viviamo come negativi, o brutti. Sentiamo di avere un raggio, ma ci piacciono di più gli altri…. Lo neghiamo, lo ignoriamo, ci convinciamo di avere quelli che ci sembrano i migliori…. Ma un raggio non può essere estirpato quindi non è utile negarlo o reprimerlo…. Ogni raggio è un dono e fonte di potenzialità. Con il lavoro su di sé è possibile eliminare le espressioni distorte del raggio, esprimerlo sempre più nella sua forma più pura ed elevata, ed accedere a funzioni potenziali del raggio sempre più elevate.

Spesso è difficile anche riconoscerli, perché a livello teorico possono dare manifestazioni simili, e solo con l’esperienza e la percezione diretta ci si costruisce la capacità di identificarli. Un esempio è il riconoscimento del primo raggio, piuttosto raro nella sua espressione più piena. L’influenza del primo raggio fornisce una grande capacità di agire la forza di volontà. Normalmente gli individui devono lavorare molto per sviluppare la forza di volontà. Chi è influenzato potentemente dal primo raggio la esercita in modo del tutto naturale. Indipendentemente da quale sia il suo obiettivo, creare un impero o vincere una partita a tennis, lo raggiungerà. Passerà sopra a tutto e a tutti se sarà necessario. A volte lo farà anche se non è necessario, non per cattiveria, semplicemente perché non si accorge delle conseguenze delle sue azioni sull’ambiente che lo circonda, perché è totalmente focalizzato sul suo obiettivo e non ha altro interesse. Normalmente non lascia molto spazio ai sentimenti e può essere molto duro e freddo. La vita con una persona influenzata potentemente dal primo raggio non è facile, né per un eventuale compagno/a né per eventuali figli, che cresceranno con un esempio spesso odiato e ammirato insieme, comunque difficile da eguagliare, che genera frequentemente nei figli un complesso di inferiorità, a meno che essi siano a loro volta influenzati dal primo raggio. Le persone potentemente influenzate da un primo raggio sono rare, e fin quando non se ne conosca una è facile scambiare il sesto raggio per il primo. Poi, una volta conosciuta, fatta l’esperienza della sua energia, l’errore diventa impossibile.

Le altre persone sono influenzate da un certo spettro di raggi, che può essere simile al nostro oppure molto diverso. Che succede, allora, nelle relazioni umane? Succede che siamo obbligati a confrontarci con il diverso, con ciò che non ci appartiene, non sentiamo nostro, non risuona con noi o risuona in modo molto parziale. E lì abbiamo la possibilità di crescere, di comprendere le differenze, le altre espressioni della Vita Una. Possiamo comprendere i diversi modi di vedere le cose, perché è innegabile che ogni raggio ha una sua percezione di ogni cosa. Non esiste una percezione giusta o sbagliata, ma sette colori principali sfumati in una serie infinita di combinazioni, tante quante sono le coscienze umane.

Passiamo a qualche esempio più spicciolo:

Come si manifesta il terzo Raggio dell’Attività Intelligente? Dipende, come per tutti i raggi, da quale parte della persona è primariamente influenzata… Può essere la sua intera personalità, oppure solo una sua parte  e questo dà vita a tutta una scala di possibili influenze.

Per esempio sarà una persona molto attiva, intraprendente, sempre in movimento, sia fisicamente che mentalmente. Sempre iniziative da portare a termine, una dietro l’altra, spesso in contemporanea, nuove iniziative partono ancor prima che si concludano quelle in corso…Che molte volte rimangono inconcluse…. Dinamismo, attività e adattabilità sono le sue parole d’ordine, che però possono diventare iperattività, dispersione, opportunismo e utilitarismo…

Potrà essere una persona molto sportiva, con tantissime energie a livello fisico, molto resistente alle malattie, capace di sostenere grandi fatiche, con una tendenza naturale a trovare l’aspetto utile in ogni cosa. In più avrà una relazione particolare con lo spazio che lo circonda: lo spazio è sempre qualcosa da esplorare, con cui giocare, con cui interagire, da occupare, in ogni modo possibile (la società chiama questo … disordine!…). In viaggio o non disfa la valigia, per comodità, e arraffa quel che gli serve dalla valigia stessa man mano che se ne presenta il bisogno, oppure sparpaglia il contenuto ovunque, tranne che nell’armadio… come entra in casa si svuota le tasche e occupa con il contenuto ogni centimetro libero che trova…indipendentemente che sia casa sua o meno…

Mentre, al contrario, una persona influenzata dal settimo raggio sarà molto diversa. Potrà essere una persona capace di organizzare gli altri, di gestire una organizzazione, un gruppo, cioè di fare funzionare le cose in modo ordinato e organizzato, di mettere ogni persona al posto giusto (cosa che tende a fare anche nella sua vita privata, organizzare ogni aspetto secondo la sua visione, compreso compagno/a e figli,  salvo poi scontrarsi con la visione della Vita Stessa, che ha molta più fantasia..), e potrà avere un rapporto con lo spazio legato all’ordine, a mettere la cosa giusta al posto giusto (pennarelli incolonnati per colore e dimensioni, calzini piegati e in fila nel cassetto, camicie stirate perfettamente, casa perfettamente pulita come se passasse Mastro Lindo in persona ogni 5 minuti….).Tenderà  ad interagire con l’ambiente per creare ordine e bellezza, esaltando lo spazio e completandolo… o piegandolo al suo senso dell’Ordine e della Bellezza…

Ora pensate a marito e moglie che siano influenzati uno dal Terzo Raggio e l’altra dal Settimo….Una scena che abbiamo vissuto tutti… Non avrete difficoltà ad immaginarvi i conflitti quotidiani in relazione ai propri differenti approcci allo spazio. Stessa cosa tra genitori e figli… La questione importante da comprendere è che nessuno può cambiare la propria natura, si può perfezionare l’espressione di un raggio, gestirla e utilizzarla al meglio, ma non estirparla. Il sistema educativo dovrà tenerne conto, prima o poi. Con la comprensione e un po’ di saggezza si potranno mettere le qualità di ciascuno a disposizione della famiglia: capacità di analizzare e risolvere i problemi, abilità nel pianificare, abilità nel maneggiare il denaro e fiuto per gli affari del terzo raggio, capacità organizzative, meticolosità, senso estetico del settimo raggio, solo per fare qualche esempio.

Vogliamo parlare dei contrasti che possono nascere tra due persone influenzate dal quarto raggio e dal quinto? Ammettiamo che si mettano insieme, per una grossa consonanza emotiva-affettiva. Avremo che lui, influenzato dal 5° raggio, sarà  molto logico e razionale, con zero sensibilità verso l’arte e il bello ( o meglio, verso quello che è considerato comunemente il bello e l’arte, mentre troverà belle cose che esprimeranno la perfezione scientifica, tecnologica… tipo una teoria della fisica quantistica, un’auto di F1, un aereo militare, un acceleratore di particelle, ecc.) , e darà importanza a tutto quel che è pragmatico, dimostrabile e logico. Tutto ciò che non lo è non è reale, per cui non può costituire un problema. Sarà molto forte nel sostenere le sue ragioni, convinto della sua logicità, ma anche grazie alla logica pronto a cambiare il suo pensiero se gli verranno mostrate delle lacune. Sarà molto stabile nei suoi umori e nelle sue prospettive di vita. Lei invece, influenzata dal 4° raggio, avrà un modo di pensare molto analogico, con una grande sensibilità verso il colore, l’arte, la musica, molto attenta alle sensazioni, alle impressioni,  pronta a prendere di giorno in giorno quel che le si presenta, salvo poi disperarsi della precarietà della sua vita… Avrà frequenti sbalzi d’umore, quando va a letto non sa di che umore si alzerà la mattina, e alla sera può avere un umore completamente diverso dal mattino. Può trasformare in tragedia un evento insignificante per tutti gli altri, e può sentirsi ferita per cose di cui gli altri nemmeno si accorgono. Ha un modo di ragionare e vivere le cose tutto suo, si vestirà sempre usando i colori complementari, con grande sfoggio di foulard colorati o cappelli o altri accessori.. sempre molto vistosi. In più, a meno che non sia molto evoluta e molto integrata, del tutto incapace di sostenere il conflitto, anzi appena percepisce la tensione del conflitto scappa a gambe levate… Beh, in una coppia siffatta le discussioni possono nascere per qualunque motivo… dalle tende di casa (che devono coprire il calorifero perché è brutto da vedersi, secondo lei… ma così non esce il calore… secondo lui..) alle finestre aperte d’estate (ma caspita abbiamo il condizionatore acceso…dice lui… ma io mi sento più fresca se sento la corrente d’aria…dice lei… ma la corrente d’aria che tu senti viene da fuori e quindi è a 37 gradi… ribatte lui…). Ma la stabilità di uno compenserà gli sbalzi dell’altra, e così per moltissimi elementi. Tenuti assieme da un laccio emozionale e sentimentale abbastanza forte, impareranno a conoscersi e a comprendere il raggio dell’altro, o meglio, come probabilmente diranno, il caratteraccio dell’altro… Lui potrà imparare ad andare oltre il pensiero logico, ad includere la sfera emozionale nella sua vita (perché molto spesso le persone influenzate dal 5° Raggio hanno un aspetto emotivo simile ad una prugnetta secca…) a dare importanza alle percezioni, alle sensazioni, ad entrare in contatto con l’arte, la bellezza, la musica, il teatro, l’immaginazione, ad essere spontaneo.  Lei grazie alla stabilità di lui imparerà ad essere più stabile, ad isolare un problema ed evitare di ingigantirlo spinta dalle emozioni, ad essere più distaccata e centrata, ad essere più lucida nelle difficoltà.

Per ultimo, vediamo il caso di due persone che siano influenzate dal 2° raggio (amore-saggezza) lei,  lui dal 6° raggio (idealismo e devozione).  La persona influenzata dal 2° raggio trova sempre qualcosa d’amare nell’altro, ed è spesso pronta a giustificare ogni difetto, ogni imperfezione, ogni comportamento (anche quando tutti gli altri si chiedono cosa ci trovi di bello “in quello lì”). Ama amare e ricevere amore. La persona influenzata dal 6° raggio vede nell’altro la proiezione del proprio ideale, non vede sempre l’altro per quello che è. Si costruisce una immagine tutta sua dell’altro, fino al momento in cui la sua illusione crolla. Lei quindi può essere spesso molto passiva, si adatta a tutto, pur di restare in compagnia con il proprio amato (ma proprio in virtù dell’amare l’amore, può cambiare compagno con facilità, e riprovare repentinamente gli stessi profondi sentimenti). Lui non si adatta facilmente a ciò che non rispecchia il suo  ideale, e farà di tutto per modificare lei e adattarla a ciò a cui aspira… difficilmente modificherà il proprio ideale o se stesso…Ma cosa succede dopo un litigio? Questo è interessante. Il 6° raggio è il raggio del devoto ma anche del guerriero, come abbiamo detto, e anche del fanatico. Può essere dolcissimo ma se è convinto di avere ragione, che il suo ideale è giusto, che lui ha fatto la cosa giusta, diventa un cubetto di ghiaccio emotivamente, e lei, amorevole e bisognosa di amore e coccole, dovrà aspettare che la bufera sia passata, dovrà chiedere scusa anche se non ha fatto nulla (ma non agli occhi di lui…), dovrà aspettare con pazienza che il cubetto si sciolga… ma il tutto avverrà con profonda sofferenza di lei, sofferenza che si accumulerà fino al giorno in cui scoppierà… Interessante notare la reazione emotiva a certi eventi: la persona influenzata dal secondo raggio (come anche dal quarto) si sente ferita…. La persona influenzata dal sesto raggio si sente offesa. E’ molto diverso. Ed è questo il bello dei raggi, perché se li conosci puoi comprendere le varie sfumature della vita, sfumature che si sovrappongono all’unicità di ogni essere umano. E anche nell’esempio appena fatto, le persone possono apprendere molto l’una dall’altra. La persona influenzata dal sesto Raggio può apprendere la capacità di includere, di amare le persone per quello che sono, e non solo gli ideali, di agire saggiamente perché gli ideali servono le persone, e non il contrario. Entrare in empatia con l’altro, sviluppare la sensibilità, la pazienza, la tolleranza, una visione più ampia delle cose, inclusiva di molti variegati aspetti. Tutte meravigliose caratteristiche del 2° Raggio. Ma anche la persona influenzata dal secondo raggio può imparare molto da quella influenzata dal sesto. Lo spirito di sacrificio, la tenacia, il coraggio e la combattività, la serietà, l’entusiasmo del sesto Raggio possono aiutare lei a superare la paura, l’ ipersensibilità, l’ attaccamento, la pigrizia e la ricerca di comodità, tutte distorsioni che molto spesso le persone influenzate dal secondo raggio manifestano.

Non sono gli opposti che si attraggono, ma i simili. L’attrazione è sempre per una similitudine, o di frequenza di coscienza o di raggio. Le differenze, gli opposti, sono la sfida. La sfida di conoscere l’altro, capirlo e com-prenderlo. Portare dentro di sé una nota, una vibrazione che non abbiamo, che non ci appartiene. L’errore più grande che si possa fare nello studio dei Raggi è usarli per incasellare le persone, usarne la conoscenza per costruirsi dei riferimenti che ci mantengono al sicuro, nelle nostre idee, nelle nostre vibrazioni, nelle nostre prigioni, isolati. Usiamo i raggi per conoscere meglio noi stessi e gli altri, per entrarci in sintonia e in comunicazione. La comprensione del mondo che ci circonda è una scoperta senza fine…

Conosci – possiedi – trasforma.

Aldo Storti

Cancro: l’Acqua della sensibilità.

Sabato 21 giugno, alle 12,52 (ora legale italiana) il Sole entrerà nel Segno del Cancro, attivando il Solstizio d’Estate, il prevalere delle ore di luce diurna, quindi.

E’ interessante che nel momento di grande luminosità dell’estate con il suo desiderio di maggior libertà, giocosità e riposo, il ‘modello perfetto’ della Ruota dello Zodiaco ci proponga, per il Cancro, l’Elemento Acqua, correlato allo stato di ricettività interiore, alla dimensione psichica, interna all’uomo. In più il Cancro è associato all’archetipo materno, al liquido amniotico che protegge il bambino in formazione, alla madre che dà il latte, quindi vita e cura, tenerezza e assistenza.

Il messaggio allora rivolto all’adulto in questo mese è quello di ascoltarsi ‘dentro’, di verificare lo stato di quiete e benessere, o meno, di prendersi cura di sé, delle proprie emozioni: se siano belle e nutritive o inquiete e tossiche.. Sì, perché lo stato positivo, lieto, fiducioso, delle nostre acque interiori potrà costituire il giusto carburante di fiducia e creatività che il nostro Io centrale utilizzerà  al meglio delle sue possibilità.

In estate si cercano la distensione, la distrazione e lo svago, gli antidoti allo stress e alla ripetitività del lavoro, e del quotidiano fin troppo noto e conosciuto; ma è altrettanto utile guardarsi, prima, un attimo, dentro, riscoprire l’intimità con noi stessi, i nostri sogni e desideri più naturali, la capacità di stupirci ancora: questo è il Cancro, messaggero di stati d’animo e di presagi e di memorie antiche. Verranno poi subito dopo, nel prossimo mese, l’esuberanza e l’espressione diretta e libera del Segno di Fuoco del Leone, ma direttamente proporzionali a quella conoscenza interiore e sensibilità ai bisogni veri, dettati dalla coscienza di noi.

Al Cancro si attribuiscono sia l’ora di Mezzogiorno che il Sud: lo Zenit e il calore forte: motivo in più per andare oltre l’evidenza della realtà tangibile e bagnarci nelle acque ristoratici e salutari

della realtà interiore.

“Come in Cielo, così in Terra”: Luce fuori, Luce dentro!

 

Luigi Benedetto Mattei

Meditazione for dummies. Cos’è e perchè farla

Parlare di meditazione non è mai facile, si rischia sempre di finire in discorsi banali, o teorico-idealistici, e luoghi comuni…. Credo non sia possibile parlare di meditazione tout-court, ma solo di propria esperienza nella pratica della meditazione. Perché alla fine, anche dopo oltre venti anni di esperienza, ci si rende conto che si è pur sempre dei dummies (la traduzione letterale forse più corretta del termine dummy è “imbranato”, “negato”, ma nell’uso corrente consolidato il termine prende il significato di “principiante”), e l’unico modo per parlarne è da un dummy ad altri dummies, con umiltà, perché si scopre strada facendo di riuscire finalmente a fare cose che sarebbero nell’abc solo dopo anni di esperienza, o di essersi illusi per tanto tempo di fare le cose nel modo corretto, per poi rimanere disarmati e sbigottiti quando si fa un salto di consapevolezza…. Ma meditare è questo, una scoperta continua di se stessi e delle proprie capacità.. e incapacità. E’ una compagna di vita, una tecnica fondamentale nel risveglio della coscienza, anzi da millenni è la tecnica per antonomasia del risveglio della coscienza, una volta che sia ben compreso che cosa  si intenda per meditazione, quale sia il suo significato intrinseco. Quando si contatta il suo magnete e si comprende che è uno stato dell’Essere.

Credo sia fondamentale, in questo periodo storico, riuscire ad agganciare i cosiddetti argomenti “spirituali” alla vita quotidiana, a una crescita di benessere tangibile, che possa essere compreso e vissuto con la mente e col cuore, svincolato da idealismi o schemi di pensiero superati. Ne parlo da un punto di vista personale, senza pretese, come una condivisione del mio vissuto, dei miei errori, delle mie piccole comprensioni, che mi ha portato ad associare la meditazione alla vita quotidiana, e a ogni azione compiuta durante il giorno.

L’immaginario collettivo trasmette un’idea della meditazione o molto mistica o molto fuorviante, come una forma particolare di preghiera e comunque associata al campo religioso, oppure, cosa ancor peggiore, a qualche pratica new age, in cui personaggi alquanto “alternativi” si siedono in posizioni tendenzialmente scomode, vestiti in modo improbabile, pronunciando suoni e frasi senza senso, dai presunti poteri “magici”, con l’aspettativa di chissà quali effetti, visioni e illuminazioni…che puntualmente dichiarano di avere.

La meditazione è una vera scienza, con le sue leggi, i suoi metodi, i suoi risultati. Una scienza che può essere verificata solamente in un laboratorio molto particolare, se stessi, un laboratorio diffusissimo sul pianeta Terra eppure così poco riconosciuto come reale e oggettivo….

Meditazione non è qualcosa che si comincia a fare ad un certo punto nella vita, in realtà è qualcosa  che a un certo punto si continua a fare meglio e consapevolmente.

A tutti è capitato di avere un problema e di non vedere la soluzione. Magari quando si era studenti, un problema matematico che non si riusciva a risolvere, oppure un passaggio filosofico incomprensibile. O sul lavoro, una situazione difficile senza vie d’uscita. O un problema in famiglia. Insomma, succede che ci pensi e ripensi, si cerchi di vedere il problema da tutte le angolazioni, lo si elabori fino allo sfinimento. Niente, la soluzione non si presenta. Non esiste, ci diciamo. Allora, sfiniti, smettiamo di pensarci. E’ stato fatto tutto il possibile. Pensiamo ad altro, ci rilassiamo con qualche passatempo, spegniamo la mente, se ne siamo capaci, o lei si spegne da sola perché esausta. E dopo un po’, mentre stiamo facendo tutt’altro, mentre siamo nel dormiveglia, oppure siamo sotto la doccia (a me è capitato spesso sotto la doccia…), o stiamo passeggiando o guidando, ecco un lampo di intuizione, un elemento mai considerato prima, un nuovo fattore, che apre nuove prospettive. Allora tutto il problema viene rivalutato e riesaminato alla luce del nuovo elemento, e ci si ritrova a dire: “che stupido, era così semplice, perché non ci ho pensato prima?”. Ogni tassello va al suo posto e la soluzione, che sembrava inesistente, si delinea quasi da sola, mentre con l’immaginazione si piazza  facilmente ogni elemento al posto giusto, un nuovo puzzle si compone velocemente e la soluzione del problema appare chiara ed evidente. A chi non è capitato? A tutti e anche di frequente.

Questo è esattamente il processo della meditazione creativa, così come è stata codificata da Roberto Assagioli nel secolo scorso, ma intendiamoci, tutti i sistemi di meditazione diffusi nel mondo sono simili, possono cambiare nome, tecniche, procedure, ma le differenze sono solo esteriori, perché si occupano della mente, e la mente è uguale nella sua struttura per tutti gli uomini del pianeta. Dicevamo di Assagioli, che ha chiamato le varie fasi della meditazione: meditazione riflessiva, ricettiva e creativa. Tutte le varie tecniche di meditazione sparse sul pianeta possono essere ricondotte a uno di questi stadi o ad una miscela dei tre. Ma prima di continuare è essenziale chiarire una cosa fondamentale: meditazione è uno stato dell’essere. Non è la sequenza degli avvenimenti, non è la sequenza dei processi riflessivo, ricettivo e creativo, è il processo stesso, è la consapevolezza di essere nel processo, di essere la Presenza all’interno del processo. Questo è un punto fondamentale: la meditazione non è il sedersi in una data posizione per mezzora al giorno. Quello è solo un allenamento. Una parte dell’allenamento.  Meditazione è essere presenti a se stessi. Nel mondo caotico di oggi, nel mondo psichico soggetto al continuo bombardamento di stimoli esterni, sedersi ogni mattina (o in un altro momento preciso della giornata, possibilmente sempre alla stessa ora) e mettersi a “meditare”, costituisce un angolo di pace e isolamento  forzato (un atto consapevolmente scelto) per rivolgersi all’interno, ascoltare il corpo, prenderne coscienza, essere presente in ogni parte, per osservare e contattare ogni stato emotivo, e osservare con distacco il proprio corpo mentale, i propri pensieri. E’ un esercizio di Presenza e di “disidentificazione”, in cui ci alleniamo a costruire quel nucleo centrale di noi stessi che è presente a ogni parte di sé eppure non si identifica con nulla, rimane un centro di pura autocoscienza. Destrutturiamo piano piano un meccanismo automatico di risposta basato sulla non consapevolezza e su azioni inconsce per  costruirne uno nuovo, basato sulla consapevolezza, per rendere automatico e costante il nostro stato di Presenza.  Lo costruiamo e facciamo crescere in forza di giorno in giorno (grazie a quella mezzora quotidiana in cui con perseveranza scegliamo di allenarci) e ci aiuta a estendere la capacità di essere presenti qualsiasi cosa facciamo, in qualunque momento della giornata. Sempre. Questo è lo scopo, e una volta raggiunto la meditazione nel senso classico perde di significato, non è più necessaria, e il sedersi a meditare diventa uno sforzo massimo e focalizzato di creazione…. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Quindi, tutte le tecniche, gli esercizi normalmente insegnati e praticati quando “si fa meditazione” tendono essenzialmente a questo, a sviluppare coscientemente e scientificamente quei processi e quei meccanismi che espandono la nostra consapevolezza, la nostra Presenza all’interno del nostro equipaggiamento (i nostri corpi fisico, emotivo e mentale) e l’espansione e il perfezionamento degli stessi. In gergo tecnico si dice che servono a intessere un qualche filo dell’antahkarana, o ponte arcobaleno, che collega la coscienza di veglia nel cervello fisico a tutti gli altri livelli di consapevolezza ed esperienza dell’essere umano.

Fondamentalmente la meditazione è la scienza della mente, perché la mente è il più grande nemico della Presenza, dell’Osservatore, ma anche il suo più grande strumento potenziale. Con la meditazione correttamente intesa la mente viene conosciuta per quello che è, viene allenata e sviluppata alle sue massime possibilità. Così dalla mente che viene trascinata in attività dalle nostre emozioni, si sviluppa la mente che esiste nel mondo delle Idee, il suo vero piano di esistenza, la sua vera ragion d’essere.  I nostri corpi fisici hanno una lunga storia, anche il corpo emotivo ha raggiunto una grande potenza e sensibilità, la mente è tra tutti l’equipaggiamento più giovane, quello che come Umanità stiamo sviluppando e imparando a conoscere e utilizzare. Proprio perché rappresenta il punto di raggiungimento ne rappresenta anche il punto di tensione, lo sforzo massimo dell’era attuale. La mente non è che uno strumento dell’IO SONO, della Divinità Essenziale che ciascuno di noi è, ma per molto tempo viene vissuta come il punto focale dell’identità, oppure quando tale identità è ancora polarizzata nel corpo emotivo è lo strumento del corpo emotivo stesso, dà voce e struttura di pensiero ai sentimenti, alle emozioni, ai bisogni. Viene utilizzata per razionalizzare le emozioni. E per riviverle. O negarle.  Infatti non si desidera ciò che si pensa ma si pensa ciò che si desidera.

Lo scopo della mente è essere subordinata alla Volontà, al proposito che è sempre connesso all’IO SONO, lo strumento di pianificazione del proposito. Ma questo è un percorso molto lungo e che richiede un grande sforzo. Uno sforzo che va profuso in modo scientifico.

Così all’interno di questo percorso ci sono esercizi che sviluppano innanzitutto la capacità di essere presenti, nel qui ed ora, di mettere in moto l’osservazione del corpo fisico, del corpo emotivo e del corpo mentale, di intervenire per comprendere le tecniche di rilassamento del corpo fisico, variare la vibrazione del corpo emotivo e cambiarne lo stato emotivo. E poi esercizi (che appartengono alla sfera della meditazione riflessiva) per sviluppare la capacità di mantenere la mente su un argomento preciso, senza lasciarla divagare, cioè sviluppare la capacità di concentrarsi (e non solo su ciò che piace…). Non solo, si può allenare la mente anche a cercare ogni aspetto di un dato argomento, “forzandola” ad uscire dalla cerchia di quei pochi triti e ritriti pensieri così da entrare in contatto con significati nuovi, più ampi. Attraverso le tecniche di meditazione riflessiva la mente sviluppa la capacità di rimanere focalizzata e di cogliere velocemente i molteplici aspetti di un concetto, un oggetto, una relazione o situazione.

Con la meditazione ricettiva andiamo oltre. Impariamo a mantenere la mente attenta ma senza pensieri. La mente “è” anche quando non pensa, anzi è proprio quando non pensa ma è in uno stato ricettivo e attivo, non passivo che tende al sonno, che possiamo renderci conto di essere pura coscienza, di essere qualcosa di diverso, che va “oltre” la nostra stessa mente. Possiamo osservare il pensiero che si genera in essa e riconoscerla come un mero strumento a nostra disposizione.  In questo stato ricettivo di attenzione e Presenza possono entrare intuizioni, elementi nuovi,  che arrivano da fuori, dal nostro IO SONO. E’ lo sviluppo del contatto verticale.

Per ultimo con la meditazione creativa si esercitano le capacità di immaginare e visualizzare, per “agire senza agire”, per pianificare, sviluppare e costruire ciò che ancora non esiste, per creare il futuro nell’oggi, nel qui ed ora. Questo è il culmine di tutto il processo, ed è l’utilizzo dell’equipaggiamento in risposta al contatto con l’IO SONO, in un processo scientifico di allineamento, elaborazione, creazione.

Tutto questo ha grandi ripercussioni sulla vita quotidiana, perché ci fornisce un maggior autocontrollo, una maggiore capacità di restare calmi qualunque cosa accada, maggiore forza per affrontare le situazioni, maggiore lucidità nel trovare le soluzioni. Possiamo dirigere la nostra Vita e non essere una barca alla deriva nel mare delle emozioni. E al contempo sviluppare una sensibilità emotiva molto superiore.

Già questo potrebbe spingere una persona ad iniziare un percorso di meditazione, perché ha una grande utilità pratica. Ma non è tutto. Ci sono degli effetti collaterali, per così dire. Effetti collaterali interessanti… di cui parleremo la prossima volta.

Aldo Storti