L’etica e l’azienda

Per qualche tempo si è sentito parlare dell’etica, della trasparenza, dell’onestà. Non sono sicuro che chi ne parlasse si riferisse ai concetti che io conosco. Forse erano termini di marketing.

La cosa che però maggiormente mi preoccupa è che questi termini non solo sono abusati, ma forse sono malcompresi nella loro fondamentale definizione. Se per trasparente ti metto di fronte alle clausole del nostro contratto di leasing, ma questo è fraudolento nei dettagli ben spiegati, la trasparenza diventa solo un inghippo legale da aggirare. Se il poliziotto si nasconde dietro una curva con autovelox in strade dove andare a 50 all’ora è impossibile, fallisce di fermarti a causa di “problemi alla viabilità” e ti fa arrivare a casa una multa che ingrassa le casse del comune per il quale lavora, allora l’onestà si è persa da tempo, anche se legalmente l’operato è inattaccabile. Se un installatore ti promette una qualità eccelsa e poi specula sulla qualità dei materiali perché “così fan tutti” poco ci azzecca con l’etica.  Ma cosa hanno in comune tutti questi personaggi ? Cosa hanno perso tutti coloro che violano continuamente l’etica, il buon senso e l’onestà ma si mantengono su una stretta striscia di “legalità”?

Queste persone hanno perso il futuro e hanno perso di vista lo scopo.

Un cliente fregato lo può essere per un massimo due volte. Poi lo si perde. E se mi attacco al misero concetto di “intanto oggi lavoro” ho perso il mio futuro. L’autista che riceve la multa non guiderà con prudenza la prossima volta, ma con scaltrezza per non prendere le multe, non per evitare incidenti. A tutti gli effetti il vigile, il suo comandante e forse anche il sindaco hanno dimenticato che il corpo dei vigili serve a guidare la viabilità, non per spremere i suoi soldi e sistemare le casse del comune. Sicuramente quel comune avrà un aumento nelle casse a causa delle multe, ma contemporaneamente avrà anche un aumento delle cause per incidenti causati per incuria nelle strade. Pochi sanno che i soldi delle multe dovrebbero essere investiti per migliorare la viabilità. Quel comune sta dirigendosi verso la bancarotta e i suoi vigili, un tempo forse fieri della divisa che indossavano, ora sono antagonisti alla comunità che dovrebbero proteggere. Perdita di futuro e perdita di scopo.

Esiste l’etica nelle aziende e nelle attività e questa dovrebbe essere capita come valore patrimoniale. L’etica avendo a che fare con il futuro e con il benessere non immediato ma a lungo termine, diventa un fattore patrimoniale che dà il proprio apporto all’azienda e alla sua prosperità nel tempo. Il guadagno immediato, fraudolento o la furbata, alla lunga non hanno mai portato giovamento. Lo vediamo anche nel calcio. È molto più difficile lavorare sui giovani e sui così detti vivai perché devi lavorare in visione del futuro, prendere il tredicenne e lavorarci per almeno cinque- sette anni per avere un ritorno. Ma se lavori per il futuro della società come ha fatto la Germania ti ritrovi campione e con i conti della maggior parte delle società a posto.

Oggi è molto fuori moda, ma l’Etica è un patrimonio aziendale. E riportare questo concetto dalle scuole alle aziende, dagli stage alla politica potrebbe essere un salto qualitativo importante per tutti.

Donato Salvia

Questione di cellule

Uno Stato, una comunità, è un organismo le cui cellule sono rappresentate dai singoli individui. In un organismo sano tutte le cellule cooperano tra loro in modo da produrre la condizione di equilibrio ideale: ciascuna svolge il suo compito secondo la propria natura, in armonia con le altre e questo mantiene tutto il corpo in uno stato di benessere.

Sappiamo bene, però, cosa accade se alcune cellule impazziscono. Cominciano a riprodursi disordinatamente e senza criterio, aggrediscono le proprie “sorelle”, prevaricano, contaminano e devastano, rendendo l’organismo malato e sofferente ed innescando in pratica un processo di autodistruzione.

“Come in alto, così in basso” scrive Ermete Trismegisto nella Tavola Smeraldina. Il microcosmo rispecchia il macro. Come per il corpo fisico, così per il corpo sociale il nemico è interno. Le cause della nostra attuale sofferenza come Paese non vanno ricercate nelle circo-stanze (in ciò che ci circonda) ma nel nostro tessuto cellulare, perché se è vero che dall’esterno alcuni “batteri” possono attaccarci, è altrettanto noto che questi possono attivarsi solo su un terreno predisposto. “Il germe non è nulla, il terreno è tutto”, diceva Pasteur.  Un organismo in perfetta salute vibra di un’energia troppo elevata per poter essere intaccato.

Ma cosa fare quando la metastasi sembra ormai troppo estesa, quando i suoi “tentacoli” – è il caso di dirlo – sembrano essersi troppo ramificati per poterli estirpare? E soprattutto, estirpare – parola che viene sovente utilizzata e che ha in sé qualcosa di violento – è la soluzione?

Io ho invece la sensazione che l’unica vera terapia consista nell’immettere in quell’organismo cellule nuove, cellule sane, cellule più forti e inattaccabili, in altre parole … cellule consapevoli. Dove consapevolezza non significa giudizio, ma autocoscienza. Capacità di osservare, di capire, di agire senza rabbia, di sentirsi parte dello stesso Tutto cui appartengono anche le cellule impazzite. Capacità di guardarle, senza rinnegarle.

Le cellule consapevoli non sono aggressive, ma resistono all’aggressività come pietre inscalfibili. Sanno che scagliarsi contro le sorelle “impazzite” significa scagliarsi contro se stesse. La loro cosciente presenza, la loro incorruttibilità e il loro progressivo moltiplicarsi sono condizioni sufficienti affinché l’organismo pian piano si ripulisca e si rigeneri spontaneamente, perché avvenga, in definitiva, l’auto-guarigione.

Immettere nel tessuto sociale quante più cellule consapevoli possibili, come in una graduale trasfusione di sangue: è questo l’obiettivo verso cui dovrà tendere chiunque desideri impegnarsi per la rinascita della propria nazione.

Elena Guidi

La cultura come carburante della mente

 

Un bilancio sulla situazione attuale per ripartire dalla Letteratura.

La cultura di un popolo è il punto di origine da cui emanano la politica e l’economia, conseguono la storia e (aggiungo) la spiritualità del medesimo.  Invertire i termini della questione è più che dannoso, diventa (come sta succedendo) distruttivo.

Se non ci mettiamo in testa la visione di un sistema educativo e di conoscenze altro rispetto a quanto si sono industriati di indurci a pensare non restano poi molte possibilità. Ed è inutile, oltre che depressivo, compiangerci per le disfunzioni e le corruzioni ed il degradare quotidiano ed inarrestabile della nostra stessa vita (non sopravvivenza).

I più colpevoli? Gli intellettuali. Ed uso il termine senza la vergogna per i tanti significati negativi che si sono attaccati a questa parola come la muffa sulla parete di una stanza poco areata e mai esposta al sole.

Adesso, però, non andiamocene troppo lontano. Non serve tornare con la mente ai Greci, ai Romani, ai Filosofi del Medioevo (arabi e cristiani, ma tutti europei) o agli Umanisti del Rinascimento, piuttosto che alle altezze (oggi così lontane e quasi incomprensibili) raggiunte dalla Letteratura tra il XIX ed il XX secolo (prima delle due guerre mondiali in cui l’Europa ha consumato il suo suicidio).

C’è stato un tempo vicinissimo, eppure, s’è detto, così distante, in cui hanno composto le loro opere  scrittori come Calvino, Sciascia, Pasolini e con le giuste differenze (queste le trovi chi vuole)  Arbasino, Parise, Morante.   Menziono solo alcuni tra coloro che, in quella generazione, sentivano ancora come impossibile (al di là delle professioni di fede esteriore e degli intenti estetici diversissimi) scindere il fare Letteratura dalla volontà di provare a disegnare un’idea di mondo migliore partendo dalla critica senza sconti a quello contemporaneo.

Questo prima che lo scrittore abdicasse al suo ruolo ed alla sua responsabilità e soccombesse al tritacarne del sedicente ed ipocrita libero mercato ed alla mediocrità (forma bizzarra di viltà condivisa) come valore non dichiarato (prima) e alla banalità arrogante dell’ignoranza che non tenta nemmeno di redimersi, ma si vanta di se stessa (poi).

Ma andiamo al modello educativo e all’energia (oggi oscura) di una dimensione altra per il pensiero.

Il nozionismo è stato (quasi) del tutto debellato. Questa sterile modalità di istruzione non ha trovato, però, la sperata alternativa in un più potente metodo. Anzi. La deficienza culturale della società contemporanea è divenuta (in una maniera sempre più imbarazzante) palese.  Non mancano studi sul fenomeno dell’analfabetismo di ritorno e su quello, più grave, dell’analfabetismo secondario.  Il sapere universale (almeno quello ufficiale) è finalmente (attraverso il web) disponibile ed accessibile per tutti.   Ma pochissimi sono quelli che si avvalgono di questa opportunità. E ancora meno quelli che, acquisite le conoscenze, sono in grado di processarle attraverso la ricerca delle somiglianze e delle analogie che le connettono, sebbene siano talvolta lontanissime le une dalle altre. Così, soltanto questi ultimi, scoprono che i saperi sono collegati tra loro, proprio come lo sono le galassie (sì, anche quelle neurali). Questo procedimento per “simpatia” pone in grado di trovare le cosiddette analogie strutturali e di poter, quindi, oggettivizzare la stessa struttura, ovvero la rete su cui poggiano le diverse cognizioni. Quanto l’attivazione ed il recupero di questi elaborati mentali sia funzionale all’estensione della potenzialità del cervello umano e all’uso di facoltà altrimenti atrofizzate, è ovvio.

Il nuovo sistema educativo potrebbe ripartire anche dalla Letteratura. Con che finalità? La riabilitazione del fondamentale strumento sostanziato nella memoria umana, il  potenziamento della funzione analogica della mente, la conquista di  insoliti (se confrontati con l’omologazione culturale odierna) elementi cognitivi, nonché l’aspetto ludico con cui combinare nel gioco magico-divinatorio quanto sopra evidenziato.

Come? Il sistema dovrebbe tenere preciso il conto dei limiti e delle specifiche attitudini del soggetto che ne deve beneficiare e non prescindere dal contesto nel quale il predetto soggetto dovrà mettere in atto l’abilità conseguita. Per ciò sono indispensabili:

1)    la corretta alchimia e la reinterpretazione e l’adattamento di discipline diverse quali: mnemotecnica, simbologia letteraria, filosofica e religiosa;

2)    la conoscenza dei meccanismi elementari che strutturano la pnl ed (arma questa tra le più potenti in dotazione alle forze nemiche dell’uomo libero) il neuromarketing.

Augusto Scano