Professionismo

Il professionismo è uno standard di competenza e di applicazione del proprio know how tale da rendere il lavoro e l’opera sempre e irrimediabilmente funzionali. Non importa le condizioni avverse che possono presentarsi, un professionista ha una tale conoscenza dei vari risvolti da notare qualsiasi fattore inappropriato e risolverlo senza esitazione per tempo.

Ma come lo si riconosce un professionista a cui ci si accinge ad affidare un lavoro?

Solitamente la cosa che sembra più funzionale è il passa parola. Ci si rivolge ad un conoscente e questo ci fornisce una persona che ha lavorato per lui o qualcuno che ha sentito dire che è bravo. Può funzionare ma può anche non funzionare. Una volta nonostante il mio lavoro fosse impeccabile, un cliente si irritò molto per avergli fornito il numero di un conoscente che era stato poco professionale e anche molto costoso dal suo punto di vista.

Le pagine gialle o internet potrebbero venirci incontro ma non ci permettono di riconoscere un professionista. Esiste un modo che io ho trovato efficace e che potrebbe darci la possibilità di riconoscere un professionista.

Il primo punto riguarda la capacità di trovare soluzioni a problematiche che voi, in qualità di cliente gli presentate. Se lui è un vero professionista non presenterà proteste o atteggiamenti accigliati. Se è un vero professionista e il lavoro non è di sua competenza lo dirà senza compromessi, ma se lo riguarda sarà rilassato.

Il test più affidabile per poter riconoscere un professionista è comunque quello che segue:

è in grado di farci capire la situazione e la soluzione con un linguaggio umano o si nasconde dietro una nomenclatura inappropriata e non chiara?

Il genuino ha una conoscenza ottima del soggetto è ed in grado di spiegarcelo con parole semplici avendo capito le varie parti del soggetto e potendo pensare con esso in termini di soluzioni; il fittizio probabilmente non ha mai chiarito abbastanza bene le parole che lui usa in modo da comprenderle e poterle spiegare, figuriamoci usare i concetti ad esse collegati.

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È’ più di un anno che l’economia degli Stati Uniti sta riprendendosi. A meno di catastrofiche iniziative politiche della comunità legislativa (ma devono essere proprio bravi) anche il nostro paese verrà investito da questa ripresa. C’è un punto di saturazione anche per la crisi. E circondandosi di professionisti e di persone attendibili nel loro lavoro, con un po’ di ottimismo (evitando di guardare la tivù spazzatura che vive delle cattive notizie), prevedo che a breve avremo una ripresa forse anche significativa. Già in altri paesi della comunità europea la crisi non è più di moda e in altri paesi come la Turchia c’è addirittura un periodo di grande attività. Per poter avere una corretta valutazione consiglio a chiunque di affacciarsi nel mondo del lavoro fuori dall’Italia e trarre le proprie valutazioni se quello che scrivo è vero o no. Rimane comunque vero che sia in caso di ripresa, che in caso di mancanza di ripresa, investire sulla propria professionalità o valutare quella dei propri fornitori è nel lungo termine un soggetto di guadagno.

Il peggior nemico in questo periodo di crisi è l’idea che per ridurre i costi si devono abbassare gli standard produttivi, andando incontro ad un sicuro suicidio aziendale. Le uniche persone che io ho potuto notare fuori dal vortice della crisi sono stati quegli imprenditori che, indipendentemente dalla loro grandezza, ricchezza o altro, avevano un livello di competenza e di standard molto alto.

Donato Salvia

L’etica e l’azienda

Per qualche tempo si è sentito parlare dell’etica, della trasparenza, dell’onestà. Non sono sicuro che chi ne parlasse si riferisse ai concetti che io conosco. Forse erano termini di marketing.

La cosa che però maggiormente mi preoccupa è che questi termini non solo sono abusati, ma forse sono malcompresi nella loro fondamentale definizione. Se per trasparente ti metto di fronte alle clausole del nostro contratto di leasing, ma questo è fraudolento nei dettagli ben spiegati, la trasparenza diventa solo un inghippo legale da aggirare. Se il poliziotto si nasconde dietro una curva con autovelox in strade dove andare a 50 all’ora è impossibile, fallisce di fermarti a causa di “problemi alla viabilità” e ti fa arrivare a casa una multa che ingrassa le casse del comune per il quale lavora, allora l’onestà si è persa da tempo, anche se legalmente l’operato è inattaccabile. Se un installatore ti promette una qualità eccelsa e poi specula sulla qualità dei materiali perché “così fan tutti” poco ci azzecca con l’etica.  Ma cosa hanno in comune tutti questi personaggi ? Cosa hanno perso tutti coloro che violano continuamente l’etica, il buon senso e l’onestà ma si mantengono su una stretta striscia di “legalità”?

Queste persone hanno perso il futuro e hanno perso di vista lo scopo.

Un cliente fregato lo può essere per un massimo due volte. Poi lo si perde. E se mi attacco al misero concetto di “intanto oggi lavoro” ho perso il mio futuro. L’autista che riceve la multa non guiderà con prudenza la prossima volta, ma con scaltrezza per non prendere le multe, non per evitare incidenti. A tutti gli effetti il vigile, il suo comandante e forse anche il sindaco hanno dimenticato che il corpo dei vigili serve a guidare la viabilità, non per spremere i suoi soldi e sistemare le casse del comune. Sicuramente quel comune avrà un aumento nelle casse a causa delle multe, ma contemporaneamente avrà anche un aumento delle cause per incidenti causati per incuria nelle strade. Pochi sanno che i soldi delle multe dovrebbero essere investiti per migliorare la viabilità. Quel comune sta dirigendosi verso la bancarotta e i suoi vigili, un tempo forse fieri della divisa che indossavano, ora sono antagonisti alla comunità che dovrebbero proteggere. Perdita di futuro e perdita di scopo.

Esiste l’etica nelle aziende e nelle attività e questa dovrebbe essere capita come valore patrimoniale. L’etica avendo a che fare con il futuro e con il benessere non immediato ma a lungo termine, diventa un fattore patrimoniale che dà il proprio apporto all’azienda e alla sua prosperità nel tempo. Il guadagno immediato, fraudolento o la furbata, alla lunga non hanno mai portato giovamento. Lo vediamo anche nel calcio. È molto più difficile lavorare sui giovani e sui così detti vivai perché devi lavorare in visione del futuro, prendere il tredicenne e lavorarci per almeno cinque- sette anni per avere un ritorno. Ma se lavori per il futuro della società come ha fatto la Germania ti ritrovi campione e con i conti della maggior parte delle società a posto.

Oggi è molto fuori moda, ma l’Etica è un patrimonio aziendale. E riportare questo concetto dalle scuole alle aziende, dagli stage alla politica potrebbe essere un salto qualitativo importante per tutti.

Donato Salvia