Visione e Paradigmi

I cambiamenti storici epocali, in ogni campo, dall’astronomia alla fisica, dalla medicina alla psicologia, dalla religione alla conoscenza profonda di sé, sono sempre scaturiti da visioni che all’epoca non aderivano al modello più condiviso o imposto. Il cambiamento è sempre partito da visioni di egregi eretici, che spesso hanno dovuto abiurare per salvarsi la vita, oppure la vita l’hanno donata per salvare l’ideale e i discepoli, imprimendo un forte e chiaro messaggio nel cuore e nella mente del genere umano.

Ma si sa, i precursori sono sempre ostacolati, fanno una fatica dell’accidenti, perché parlano una lingua strana, con vocaboli non comuni, quindi all’inizio devono usare il linguaggio corrente per tradurre i propri ideali e la propria Visione, perché è indubbio: chi porta il cambiamento è senz’altro un visionario, che vuole concretizzare il suo ricco mondo interiore, portandolo qua, sul piano fisico. Prima però, questo mondo, bisogna capirlo, accettarlo, e farlo vedere agli altri come se fosse già realizzato.

La Medicina Naturale ha una Visione.

Immagina un mondo privo di dolore e sofferenza, sia fisica sia psichica. So che per qualcuno non è facile, perché siamo stati educati e programmati a soffrire e ad ammalarci per svariati motivi: per espiare presunti peccati, oppure per attirare l’attenzione o ottenere qualcosa, o per paura; paura di cambiare, di osare, di spiccare il volo.

Immagina una comunità di uomini e donne che non usano più farmaci chimici devastanti, e che non permettono mutilazioni spacciate per salute del corpo fisico e benessere dell’anima. Quelle poche volte che hanno realmente bisogno di curare il corpo, lo fanno con i rimedi e gli elementi della Natura, con le piante, i fiori, il cibo, sapendo che il corpo fisico non è nient’altro che lo specchio della propria interiorità, e che la malattia è messaggio e cura allo stesso tempo, ed esige comprensione, non una guerra che reclama morti e feriti.

In questa visione, esiste solo la guarigione e non la cura: la guarigione viene da dentro, la cura da fuori; la guarigione implica la completa e piena responsabilità della persona interessata, la cura delega il successo o la catastrofe al farmaco, all’operazione chirurgica, al medico o al terapeuta. Le persone aiutano il loro corpo a guarire, oltre che con i rimedi della Natura, tramite sofisticati apparecchi frequenziali, che forniscono solo informazioni e quindi privi di effetti collaterali, oppure guariscono cambiando il loro stato di coscienza; fanno accadere veri e propri miracoli, collegando e allineando la loro Anima alla personalità, eliminano il dolore fisico rinunciando volontariamente alla violenza che hanno dentro.

Questa visione di salute e benessere, che utilizza ciò che la Natura ci mette a disposizione e le nostre potenzialità latenti, è già una realtà, anche se non viene detto al Telegiornale delle otto. È una realtà con i suoi principi e le sue regole, partita dalla notte dei tempi e mantenuta da pochi carbonari, ma che sta allargandosi a macchia d’olio. Certo bisogna capire alcune cose, prima di tutto com’è formato l’essere umano, comprendere i livelli della salute e le leggi che regolano la guarigione, dove e come lavorano i rimedi/trattamenti naturali e quelli chimici, e quando è conveniente usare un farmaco piuttosto che un fitopreparato. Insomma c’è da studiare, comprendere più che capire, provare e soprattutto mantenere testa e Cuore aperti.

 

Prima di addentrarsi in spiegazioni più specifiche riguardanti le varie metodiche utilizzate in Medicina Naturale, è opportuno gettare le basi per evitare futuri errori d’interpretazione. Alcune cose sono scontate per chi già mastica questo linguaggio, ma poiché queste informazioni vanno a largo raggio, bisogna fare un passo indietro.

Il paradigma è un modello di riferimento, un termine di paragone, viene dal greco antico e significa: esemplare, esempio. Il paradigma costituisce e delimita il campo, è un termine generale di riferimento, che ha valore esemplare, e con il passare del tempo diventa dogma; da quel momento raramente è messo in discussione.

Quando si parla di una qualsiasi cosa, lo si fa sempre all’interno di un paradigma, di un modello di riferimento. Solitamente la Naturopatia non utilizza un solo paradigma ma svariati modelli, e si sposta continuamente fra paradigmi diversi, integrandoli uno con l’altro, cambiando il livello di comprensione e interpretazione secondo il caso e il momento.

Ciò che bisogna avere chiaro nella mente è che se vogliamo misurare l’altezza di una casa, non possiamo usare una bilancia! Sembra scontato e banale, ma non lo è; molte volte l’errore è a monte, e se c’è un errore alla base, tutte le risposte, anche se di per sé sono giuste, diventano sbagliate. Utilizzare lo stesso paradigma/strumento (la bilancia) per misurare una casa e quanto pesa il pane è fondamentalmente sbagliato, a qualsiasi deduzione si arrivi. Certo il pane e la casa sono cose fisiche che possiamo toccare e vedere, ma sono diverse, sono usate per scopi differenti, bisogna quindi utilizzare strumenti diversi. Applicato al campo della salute e della malattia, vuol dire che è completamente sbagliato e scorretto cercare di spiegare un rimedio omeopatico, energetico, informativo-frequenziale, o anche solo fitoterapico, tramite il paradigma biomedico ufficiale, e, naturalmente, viceversa.

Non esiste un paradigma giusto e uno sbagliato. Dipende da cosa vogliamo vedere, dal momento, dall’obiettivo da raggiungere, dal livello (dei livelli parlerò più avanti) in cui si vuole o deve lavorare per ottenere il massimo risultato possibile. Usando una metafora, possiamo dire che ognuno di noi interpreta il mondo indossando un paio di occhiali. Le lenti deformano ciò che vediamo, così la stessa cosa è interpretata e capita in maniera diversa da ognuno di noi. Bene, adesso sai che proprio in questo momento stai indossando un paio di occhiali per cercare di capire cosa sto scrivendo. Ecco, mi piacerebbe che tu li levassi, solo un attimo, il tempo necessario per finire di leggere. Qua sta il secondo problema: se hai solo una modalità d’interpretazione e neanche immagini possano esserci altri occhiali, sei su una rotaia, non puoi che seguire quella strada, sei poco libero. Chi vede più possibilità, più interpretazioni, ha diversi occhiali, può decidere di girare a destra o sinistra, anche se non c’è una strada segnata, ha una mappa mentale più aperta e forse è un po’ meno prigioniero.

Il cambio repentino degli occhiali interpretativi richiede esercizio e disponibilità a farlo. Sappi che ti domanderò di indossare lenti diverse da quelle che hai sempre avuto davanti agli occhi, ma ricorda: leva sempre quelle che indossi in quel momento, perché altrimenti rischi di far confusione mischiando le visioni e poi non ci capisci più nulla. Quindi, ti accorgerai che la stessa cosa (malattia, benessere o un muro), appare diversa secondo gli occhiali che hai sul naso nel momento che osservi. Certo, uno può dire che se gli chiedi cos’è un muro, tutti rispondiamo più o meno allo stesso modo: è duro, fatto di mattoni e calce, alto o basso, eccetera. Ma ricordando un antico aforisma illuminante: “la differenza tra un intelligente e un saggio è rappresentata dal fatto che: il primo dà risposte giuste, il secondo pone le domande giuste”, forse è sbagliata la domanda. Cambiamola.

Che cosa rappresenta per te – adesso, con le lenti che stai indossando – un muro (o la malattia, la salute, l’amore, ecc.)? Per me potrebbe essere un riparo, una difesa, qualcosa di piacevole che mi contiene, per te un limite, un impedimento, per un altro qualcosa da abbattere o scavalcare per imparare a decidere, per un muratore creativo può essere anche un’opera d’arte da ammirare, oppure tutte queste cose e altre ancora contemporaneamente.

Prima di mettere a confronto i due paradigmi, quello dominante in occidente della Medicina Ufficiale e quello delle Medicine non convenzionali, vorrei chiarire un altro punto, e per farlo m’infilo nel paradigma della linguistica e della comunicazione terapeutica, ma in pratica trova applicazione in tutti gli ambiti della nostra vita.

Ogni comunicazione (esperienza, situazione, relazione, ecc.) ha una struttura superficiale e una struttura profonda. Detto in altri termini c’è sempre un implicito – anche più d’uno -, che non è espresso in maniera palese come contenuto, ma proprio per questo è più importante, perché è ciò che colpisce e capisce la nostra parte più profonda, il nostro inconscio, che è la parte di noi che decide se ci meritiamo la salute o la malattia, la ricchezza o la miseria, l’approvazione, la felicità o la depressione.

Questa struttura profonda, o implicita, che lavora sotto lo stato di coscienza, è a volte utilizzata involontariamente dalle persone o dalle istituzioni; oggi è spesso usata a scopo di lucro, come nella pubblicità e non solo. Per spiegare meglio: c’è un messaggio che è capito in un certo modo dalla mente conscia, quella razionale, mentre la parte profonda, la mente inconscia, capisce un altro messaggio, che può anche essere l’opposto di quello che razionalmente è stato capito. Il messaggio inconscio resta sconosciuto alla mente razionale, ma ha un effetto enorme sulle nostre credenze e valori, e sulla nostra autoimmagine, quindi sui nostri pensieri, emozioni e azioni. Molte volte noi crediamo di pensare una cosa o provare un’emozione liberamente, e non ci rendiamo conto che, invece, siamo stati indotti a provare quel desiderio, e più cerchiamo di scacciarlo più prende forza.

Poiché non è possibile non influenzarci e non comunicare, possiamo accettare il gioco, rendendoci conto delle manipolazioni che ogni giorno riceviamo e induciamo. Chi ha coscienza di questo è meno influenzabile.

Luca Zini