Parola d’ordine? Volontà e Coraggio.


”Interessante!”, ho esclamato fra me e me. Ma concretamente in cosa consiste?


”L’obiettivo di questo seminario è di imparare a volere, riconoscere il proprio scopo da realizzare e impadronirsi del coraggio come strumento per il superamento dei propri limiti“.

Ancora più interessante.


Mi sono ritrovata quasi per caso a partecipare a questa esperienza, ma durante quei giorni indescrivibili in cui sono stata totalmente sbalzata fuori dallo spazio e dal tempo mi sono resa conto che ci sono appuntamenti nella vita a cui non puoi proprio mancare; “Il segreto del calice e della spada” era uno di questi, almeno per me.


Di Coraggio ho sempre creduto d’averne da vendere, eppure, negli ultimi anni, mi sono sempre mancate la forza e la determinazione sufficienti per portare a termine gli obbiettivi che mi ero prefissata; così, sono giunta alla conclusione che ciò di cui ero carente fosse semplicemente la Volontà.


Ho sempre sentito chiaramente che dentro di me si concentrava una grandissima quantità di energia che, tuttavia, ho sempre sfogato attraverso lo sport e l’arte, almeno fino ad una certa età; sfortunatamente, non è dovuto passare molto tempo dal momento in cui ho smesso di farlo perché cominciassero i primi problemi: il fuoco, se non può ardere liberamente, finisce per bruciare (letteralmente) il suo stesso contenitore.

Più passavano gli anni, più mi sentivo schiacciata da una serie di imposizioni su come avrei dovuto essere e su ciò che avrei dovuto fare nel mondo e più mi ostinavo ad assecondarle più la mia anima si ribellava disperata.

Non avevo idea che esistesse un’altra via, così restavo nella convinzione che l’unica possibilità fosse di percorrere quella che la società, tanto premurosamente, si era preoccupata di scegliere per me.


Ma come avevo potuto cedere tutto quel terreno al mondo e ai suoi vincoli? Come ho potuto scordare, giorno dopo giorno, senza rendermene conto, pezzi del mio essere e rinunciare al mio diritto di desiderare liberamente?


Ti rendi conto di aver vissuto costretto in un ridotto spazio vitale quando qualcuno accende la luce e ti mostra che attorno a te c’è sempre stato un sacco di posto in cui muoverti, ma che non ti eri mai arrischiato a cercare per timore di piombare in un precipizio.

Chi mi ha tenuto in ostaggio per tutto questo tempo? I condizionamenti e le paure!

E come ho potuto superarli? A questo serviva il Coraggio che ho sempre pensato di avere. Purtroppo, però, mi sono resa conto che il Coraggio a ben poco serve se non conosci il tuo nemico ed era quello il motivo per cui ogni mia iniziativa falliva puntualmente. Tutto ciò che limitava la libera espressione del mio essere si è dissolto come fumo nel momento in cui l’ho affrontato con determinazione, ma non sarebbe mai stato possibile se prima non l’avessi individuato dandogli un nome, una definizione. Se non individui il limite da superare, come puoi anche solo sperare di superarlo?


Eccoci giunti, dunque, all’obbiettivo principe del seminario: imparare a decidere e agire in modo da raggiungere il proprio scopo. Ma quale scopo!?

Senza uno scopo motivante, nessuno può avere il Coraggio per superare gli ostacoli che spesso si frappongono fra un individuo e il suo obbiettivo.

Tuttavia non è nemmeno sufficiente avere uno scopo: perché sia uno scopo che giunge come autentico imperativo dell’anima è necessario essere disposti anche a morire per raggiungerlo.

Essendo io molto sensibile alla sofferenza, mia e altrui, credevo che il mio scopo fosse aiutare le persone ad accrescere la loro consapevolezza per renderle capaci di auto guarirsi  grazie a un nuovo modo di interpretare il dolore e i messaggi del corpo.

Giunti alla fatidica domanda “Sareste disposti a morire per il vostro obiettivo?”, però, non ho potuto rispondere affermativamente. Ho dovuto quindi rimettere tutto in discussione.

Per cosa ero disposta a sacrificare (= rendere sacro) la mia vita?

Qual era quella cosa che mi avrebbe fatta impazzire nel caso in cui ne fossi stata privata?

La libertà!                                                              

Sarei stata disposta a morire per difenderla?

Senza ombra di dubbio.


Quanti di noi possono affermare di avere uno scopo autentico nella vita alla luce di queste considerazioni?

Avere una missione per la quale saremmo disposti anche a sacrificare la nostra stessa vita rovescia totalmente la percezione di noi stessi e della realtà che ci circonda: ci rende letteralmente invincibili, dotati di una forza e di un coraggio inaspettati, capaci di gesti che non avremmo mai nemmeno immaginato di essere in grado di compiere.

Questo è ciò che è successo a me e mi impegnerò a difendere questi conseguimenti affinché la mia fiamma interiore possa sempre ardere liberamente aiutando anche altri individui a far divampare la loro.


Tutto questo è possibile per ciascuno di noi, a condizione di essere disposti ad accendere la luce ed accorgerci che siamo infinitamente più grandi delle nostre paure.

 Aurora Coletto