Uno Stato, una comunità, è un organismo le cui cellule sono rappresentate dai singoli individui. In un organismo sano tutte le cellule cooperano tra loro in modo da produrre la condizione di equilibrio ideale: ciascuna svolge il suo compito secondo la propria natura, in armonia con le altre e questo mantiene tutto il corpo in uno stato di benessere.

Sappiamo bene, però, cosa accade se alcune cellule impazziscono. Cominciano a riprodursi disordinatamente e senza criterio, aggrediscono le proprie “sorelle”, prevaricano, contaminano e devastano, rendendo l’organismo malato e sofferente ed innescando in pratica un processo di autodistruzione.

“Come in alto, così in basso” scrive Ermete Trismegisto nella Tavola Smeraldina. Il microcosmo rispecchia il macro. Come per il corpo fisico, così per il corpo sociale il nemico è interno. Le cause della nostra attuale sofferenza come Paese non vanno ricercate nelle circo-stanze (in ciò che ci circonda) ma nel nostro tessuto cellulare, perché se è vero che dall’esterno alcuni “batteri” possono attaccarci, è altrettanto noto che questi possono attivarsi solo su un terreno predisposto. “Il germe non è nulla, il terreno è tutto”, diceva Pasteur.  Un organismo in perfetta salute vibra di un’energia troppo elevata per poter essere intaccato.

Ma cosa fare quando la metastasi sembra ormai troppo estesa, quando i suoi “tentacoli” – è il caso di dirlo – sembrano essersi troppo ramificati per poterli estirpare? E soprattutto, estirpare – parola che viene sovente utilizzata e che ha in sé qualcosa di violento – è la soluzione?

Io ho invece la sensazione che l’unica vera terapia consista nell’immettere in quell’organismo cellule nuove, cellule sane, cellule più forti e inattaccabili, in altre parole … cellule consapevoli. Dove consapevolezza non significa giudizio, ma autocoscienza. Capacità di osservare, di capire, di agire senza rabbia, di sentirsi parte dello stesso Tutto cui appartengono anche le cellule impazzite. Capacità di guardarle, senza rinnegarle.

Le cellule consapevoli non sono aggressive, ma resistono all’aggressività come pietre inscalfibili. Sanno che scagliarsi contro le sorelle “impazzite” significa scagliarsi contro se stesse. La loro cosciente presenza, la loro incorruttibilità e il loro progressivo moltiplicarsi sono condizioni sufficienti affinché l’organismo pian piano si ripulisca e si rigeneri spontaneamente, perché avvenga, in definitiva, l’auto-guarigione.

Immettere nel tessuto sociale quante più cellule consapevoli possibili, come in una graduale trasfusione di sangue: è questo l’obiettivo verso cui dovrà tendere chiunque desideri impegnarsi per la rinascita della propria nazione. 

 Elena Guidi